La bandiera della Somalia è azzurra con una stella a cinque punte, tante quante sono le parti di quella terra che il nazionalismo aspira a riunificare sotto un unico Stato. Infatti, oltre alla Somalia ex italiana e a quella ex britannica, unite dal 1960 nell’attuale Repubblica somala, anche la Somalia francese, la regione dell’Ogaden in Etiopia e il distretto nord- orientale del Kenia sono abitati da genti aventi la stessa origine. L’integrazione auspicata è di difficile attuazione perché la popolazione è, nella sua larga maggioranza, dedita al nomadismo pastorale, genere di vita che mal si concilia con un potere statale accentrato.

La Somalia occupa la parte più orientale del continente africano, ossia la parte estrema della penisola conosciuta come Corno d'Africa. I Somali costituiscono un gruppo etnico cuscitico (nilo-camitico) piuttosto omogeneo dal punto di vista culturale, linguistico e religioso. I gruppi etnici più importanti (issaq, dir e digil) presentano un'unità culturale e linguistica piuttosto rara in Africa. Da oltre tredici secoli l'Islam è la religione della stragrande maggioranza dei somali, sebbene vi sia anche una minoranza cristiana, raccolta soprattutto a Mogadiscio. La società somala è essenzialmente pastorale e nomade ed è composta da due grandi gruppi nazionali: i Samale e i Sab. I somali, proprio perché nomadi, sono organizzati in stirpi e famiglie patriarcali (clan), con ranghi di nobiltà fortemente gerarchizzati. La lingua somala è un idioma del ceppo cuscitico, ben caratterizzato e con alcune varianti dialettali, ma altre lingue sono usate nei rapporti commerciali e nelle relazioni internazionali: l'arabo, l'inglese e l'italiano. Nel 1960 il Somaliland e la Somalia italiana sono diventate indipendenti e si sono immediatamente unite nella Repubblica Somala (1 luglio).

Nodo commerciale tra Africa ed Asia sin dall'antichità, già l’Egitto dei Faraoni ebbe rapporti con la costa settentrionale della Somalia, allora nota col nome di Terra di Punt. Geografi e storici greci e romani ne danno notizia con nomi di località delle coste del Nord. La terra è chiamata Azania dai Greci e Aromatifera Regio dai Romani. Nel VI secolo dopo Cristo, i Persiani occuparono militarmente, per un breve periodo, l’agglomerato di Berbera ed altri centri della costa.
La Somalia fu islamizzata nel VII secolo attraverso la formazione di centri mercantili arabi. L'intera regione fu conquistata dal regno cristiano dello Scioa nel 1415, e si riprese con la formazione del regno di Adel e con l'avanzata degli ottomani.
Alla fine del secolo XV apparvero i Portoghesi nell’Oceano Indiano ed ebbero occasionali rapporti con la Terra di Punt, anche se la loro influenza ebbe a declinare rapidamente nel 1700. Durante il secolo successivo il territorio fu visitato da vari esploratori, in particolare Inglesi.

Frazionata in potenti musulmani locali, entrò nelle mire coloniali europee in seguito all'apertura del canale di Suez, nel 1869; nel 1844 la Gran Bretagna si impadronì di Zeila, Bulhar e Berbera (Somaliland), la Francia occupò Gibuti, ma la maggior parte del paese divenne colonia italiana, grazie ai trattati di Obbia e Migiurtinia del 1889, all'acquisto dei porti del Benadir e agli accordi con la Gran Bretagna nel 1905.
Nel 1839 la Gran Bretagna stabilì un controllo sul golfo di Aden, allo scopo di proteggere le vie di commercio e di offrire alle sue navi un ancoraggio sicuro. Alla metà degli anni Settanta l'Egitto, ignorando le proteste dei turchi, occupò alcune città costiere somale e parte delle zone interne a esse adiacenti. Quando nel 1882 le truppe egiziane si ritirarono nel tentativo di placare la ribellione del Mahdi nel Sudan, la Gran Bretagna – che mirava al controllo della rotta per l'India attraverso il canale di Suez, inaugurato nel 1869 – occupò il territorio e nel 1887 ne fece un protettorato, conosciuto con il nome di Somaliland britannico.

L'Italia e la Somalia

I primi contatti del nostro Paese con quella terra lontana risalgono al 1889 quando il Sultano di Zanzibar vendette agli Italiani i suoi diritti sulla parte costiera meridionale della Somalia. Nel 1891 il nostro Paese si accordava con l’Inghilterra per la spartizione delle rispettive zone di influenza in Africa orientale segnando al fiume Giuba il limite Sud della zona italiana.
La Somalia diviene colonia italiana nel 1904, quando il governo italiano decide di assumersi la responsabilità diretta sulla colonia del Benadir (che riceve il nome di Somalia) sino ad allora nelle mani di una compagnia commerciale italiana privata che controllava le dogane di cinque porti della costa somala.
Intanto la colonia italiana del Benadir, situata grosso modo tra i fiumi Uebi Shebeli e Giuba, cominciava a prendere una discreta consistenza e verso il 1912 si estendeva fino agli abitati di Dabo e Mohaddei. Va anche detto che nel 1908 era stato firmato con l’Etiopia un accordo relativo alle frontiere settentrionali. Dopo gli eventi della 1° Guerra Mondiale, l’Italia riorganizzava l’amministrazione del territorio africano, riprendeva a pieno ritmo l’opera di sviluppo economico della colonia e fondava i comprensori di Giohar e Genale.
La presenza Italiana comunque non fu senza resistenza, già dalla fine dell’ottocento un capo somalo di grandissimo ascendente di nome Mohammed Abdallah Ibu Hassan. meglio noto con il soprannome di Mad Mullah ("mullah pazzo"), proclamò a Burao la Guerra Santa contro tutti gli invasori. Aveva molti seguaci, i famosi “dervisci” , ma il movimento di ribellione. Conduce una cruenta guerriglia tenendo in scacco i diversi eserciti presenti nella zona (francese, inglese, etiope e italiano). E’ la rivolta di Bima (dal nome della principale tribù somala coinvolta) che viene repressa con durezza, utilizzando truppe composte da ascari. Dopo alterne fortune, le turbolenze interne cessarono nel 1920 con la sua morte.
L'Italia estese il proprio controllo verso l'interno, nel quadro del trattato di Londra del 1915 e di altri accordi seguiti alla prima guerra mondiale.
Negli anni ‘30 i rapporti con la confinante Etiopia andarono sempre più deteriorandosi fino alla guerra contro il Negus che portò, nel 1936, l’annessione del Paese all’Africa Orientale Italiana. Nel 1940 i territori furono coinvolti nelle vicende della 2° Guerra Mondiale durante la quale moltissimi Somali combatterono generosamente, ed eroicamente morirono per l’Italia.A guerra perduta. le ex colonie furono occupate dagli Inglesi che le amministrarono dal 1941 al 1947. Nel 1919 l’ONU decise di affidare all’Italia il mandato fiduciario sulla Somalia per dieci anni allo scopo di promuovere la sua indipendenza.
Quando il nuovo governatore fascista, Cesare De Vecchi, giunge in Somalia nel 1923 solo il terzo meridionale di questa colonia è controllato direttamente da Roma, mentre i sultanati settentrionali sono soggetti ad un protettorato privo di qualsiasi concreta autorità. Negli anni 1925-27 il governatore conduce una serie di costose campagne per ridurre il Nord all’obbedienza. Lo stesso Mussolini riconosce i metodi autoritari accompagnati da eccidi crudeli e gratuiti.
Nel 1929, seguendo l’esempio della Libia, si decide che dove la terra non era attivamente coltivata il governo ha il diritto di assegnarla ai coloni italiani. I pochi proprietari terrieri indigeni eritrei e somali vengono espropriati e ricompensati come piccole somme di denaro. In realtà viene sequestrata una rilevante percentuale dei terreni più facilmente e profittevolmente coltivabili. Grazie alla costituzione nel 1935 del monopolio bananiero, in base al quale in Italia si possono vendere solo banane somale, si sviluppano delle piantagioni, dove viene introdotta manodopera arruolata a forza.

Seconda guerra mondiale e dopoguerra: scatta l'Amministrazione Fiduciaria Italiana della Somalia

Scoppiata la seconda guerra mondiale, la Somalia venne occupata dalle truppe britanniche che, passato il confine dell’Oltregiuba, il 27 febbraio 1941 entravano nella capitale Mogadiscio, assumendone l’amministrazione e costituendo il territorio separato dell’Ogaden che veniva infine incorporato nella Somalia Britannica.
Con il trattato di pace di Parigi del 1947, l'Italia fu costretta a rinunciare ai possedimenti in Africa e la responsabilità per l'assetto delle ex colonie fu assegnata ai cosiddetti "quattro grandi" (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia e Unione Sovietica). Nel 1948, non avendo raggiunto un accordo soddisfacente, i "quattro grandi" ricondussero la questione al vaglio dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite, che nel novembre 1949 approvò un piano che sulla base delle risultanze di un referendum tra i Somali ,assegnava all'Italia la sua ex colonia in amministrazione fiduciaria, A.F.I.S. (Amministrazione Fiduciaria Italiana della Somalia)per un periodo di dieci anni (1950-1960), il cui mandato cessò anticipatamente il 1 luglio 1960, data in cui il paese acquisto l’indipendenza.

Prime elezioni e indipendenza

Nel 1954 furono realizzate le prime elezioni amministrative, a suffragio ristretto ai soli uomini, in 37 municipi. Il 1° luglio 1960 la Somalia “italiana” accedeva all’indipendenza unendosi con quella ex britannica e prendendo il nome di Repubblica Somala Democratica Rappresentativa Unitaria. Come tale, entrava a far parte delle Nazioni Unite il settembre 1960. Nel giugno del 1967 Abdar Rasir Ali Shemarke, già capo del governo dell’indipendenza, fu eletto Presidente della Repubblica a maggioranza assoluta.
Nell’ottobre dello stesso anno il Paese africano regolava le sue relazioni diplomatiche con il Kenia e con l’Etiopia, pur lasciando irrisolte molte questioni territoriali pendenti.

Nel 1969 il Presidente venne ucciso durante un colpo di stato militare e si formò un nuovo governo con a capo il Generale Mohammed Siad Barre.

Nel 1970 Barre dichiarò la Somalia stato socialista e negli anni successivi al suo insediamento nazionalizzò la maggior parte delle attività economiche del paese. In quel periodo la siccità, protrattasi per tutto il 1974 e il 1975, causò il diffondersi della carestia in tutto il territorio somalo.
A metà del 1977 il gruppo etnico somalo della regione etiope dell'Ogaden iniziò a combattere per la propria autodeterminazione; sostenuto dalla Somalia, che inviò in rinforzo anche le proprie truppe, alla fine del 1977 si era impadronito di gran parte del territorio. L'Etiopia, sostenuta da Cuba e dall'URSS, riuscì a ripristinare il controllo sulla regione all'inizio del 1978, infliggendo gravi perdite all'esercito somalo; fornì inoltre sostegno ai movimenti dissidenti della Somalia, stanziati soprattutto nel Nord del paese. In seguito agli scontri nell'Ogaden circa due milioni di profughi cercarono rifugio in Somalia. Gli Stati Uniti fornirono aiuti umanitari e militari a entrambi i contendenti in cambio dell'utilizzo della base navale di Berbera, utilizzata in precedenza dai sovietici. Le ostilità con l'Etiopia continuarono fino al trattato di pace siglato nel 1988.
Nel corso degli anni Ottanta il Movimento nazionalista somalo proseguì tuttavia la campagna militare contro il governo di Barre, conquistando parte del Nord del paese. Alla fine degli anni Ottanta emersero altri movimenti di opposizione, sostenuti dai diversi gruppi etnici. La guerra civile riprese vigore e Barre fu costretto ad abbandonare la capitale nel gennaio 1991; nel corso dello stesso anno l'ex Somaliland britannico proclamò l'indipendenza, con Mohamed Ibrahim Egal alla presidenza. Nei due anni successivi circa 50.000 persone furono uccise in scontri armati tra opposte fazioni e quasi 300.000 persone morirono di inedia a causa della difficoltà di distribuire aiuti e cibo nel paese devastato dalla guerra. 

Anni '90: guerra civile e anarchia 

Nel 1991 Siad Barre, dopo anni di guerriglia anti­governativa, veniva rovesciato dai diversi movimenti che gli si opponevano, ma l’intesa tra le fazioni che avevano abbattuto la dittatura non durava a lungo ed il Paese sprofondava nell’anarchia della guerra civile. Tre anni di scontri sanguinosi hanno praticamente raso ai suolo Mogadiscio e provocato gravissimi danni in tutto il Paese.

La morte di centinaia di migliaia di persone è il prezzo di una follia che costringe l' O.N.U a promuovere la più grande operazone umanitaria della storia.

1992, il mondo si sveglia, scatta l'operazione UNOSOM

Con la risoluzione n. 733 del gennaio 1992 il Consiglio di Sicurezza chiede a tutti gli Stati mem­bri di instaurare l’embargo sull’entrata delle armi e del materiale bellico in Somalia. Finalmente il traffico di morte subisce un rallentamento, ma il provvedimento non è sufficiente, da solo, a far cessare i combattimenti.
Nel marzo, un’altra risoluzione, la n. 746 sollecita al Segretario Generale dell’ONU, in tempi brevi, un dettagliato rapporto sulla situazione raccomandando, nel frattempo, l’incremento dell’attività di soccorso umanitario al popolo somalo. I vecchi ed i bambini, che rappresentano la componente più vulnerabile della popolazione, sono falcidiati dalle violenze di una guerra che non accenna a placarsi.

Nell'aprile 1992, con la risoluzione n. 751, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite autorizza l'operazione UNOSOM I (United Nations Operation in Somalia) definendone i contorni con la risoluzione n. 767 del luglio successivo. Si parla, nelle televisioni e sui giornali di tutto il mondo, di decine di migliaia di morti per fame e per malattie.

E' ora di fare qualcosa di concreto per arrestare i massacri e, nell'agosto 1992, con la risoluzione n. 775, il mandato viene allargato e le forze aumentate. In particolare, il loro compito consiste nel:

- SORVEGLIARE IL CESSATE IL FUOCO IN MOGADISCIO
- GARANTIRE LA PROTEZIONE E LA SICUREZZA AL PERSONALE, EQUIPAGGIAMENTO E RIFORNIMENTI
- SCORTARE I CONVOGLI UMANITARI FORZE DA IMPIEGARE
- 50 OSSERVATORI MILITARI
- 3500 UOMINI ADDETTI ALLA SICUREZZA
- 719 UOMINI ADDETTI AL SUPPORTO LOGISTICO
- 200 COMPONENTI LO STAFF CIVILE NAZIONI PARTECIPANTI

Le forze sono fornite da ben 16 diverse Nazioni contribuenti:
AUSTRALIA, AUSTRIA, BANGLADESH, BELGIO, CANADA, CECOSLOVACCHIA, EGITTO, FIGI, FINLANDIA, INDONESIA, GIORDANIA, MAROCCO, NUOVA ZELANDA, NORVEGIA, PAKISTAN E ZIMBABWE

Il 3 dicembre, con la risoluzione n. 794, il Consiglio di sicurezza autorizza un'azione militare in tutta la Somalia, affidandola ad un gruppo di Stati Membri.

Data la gravità della situazione, la Unified Task Force (UNITAF), organizzata e comandata dagli Stati Uniti, è autorizzata ad usare tutti i “mezzi necessari" atti a determinare condizioni di sicurezza per le operazioni di assistenza umanitaria in Somalia. A UNOSOM resta la responsabilità della supervisione circa gli aspetti politici della missione e quella del coordinamento dell'assistenza umanitaria.

I precedenti storici, i legami culturali ed affettivi, le responsabilità dell'Occidente nello sviluppo della storia Africana ed in particolare dell'Africa orientale, imposero all'Italia un intervento senza precedenti.

E' l'11 dicembre del 1992, dall'aeroporto di Pisa parte un C-130 con a bordo il primo nucleo avanzato di collegamento composto una ventina di incursori paracadutisti del Col Moschin guidati dal Tenente Colonnello Incursore Marco Bertolini.

L'avventura Italiana in Somalia è iniziata. Nei giorni successivi, dal porto di Livorno e dai vari aeroporti Italiani, partiranno uomini e mezzi sotto il Comando del Generale Paracadutista Bruno Loi.

Per l'Italila è il più grande dispiegamento di forze militari dalla seconda guerra mondiale.

 

 

2 Luglio 1993

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