"Laddove è più dura la lotta e maggiore il rischio, il Comando Supremo invia i soldati di più sicuro affidamento:

i Paracadutisti"

 

La Brigata Paracadutisti Folgore è l'unica unità dell'Esercito ad aver partecipato a tutte le missioni cui è stato coinvolto il governo Italiano.Paracadutisti della Folgore pattugliano Beirut

La "prima volta" fu il Libano, nel 1982, con la missione Libano 2, dove rimase schierato un battaglione organico per ben diciotto mesii.

Si avvicendarono il 1° Battaglione Carabinieri Paracadutisti Tuscania, il 2° Battaglione Tarquinia e il 5° Battaglione El Alamein nel seguente modo:

  • Settembre 1982 - Marzo 1983, 1° Battaglione Carabinieri Paracadutisti Tuscania
  • Marzo 1983 - Luglio 1983, 2° Battaglione Paracadutisti Tarquinia
  • Luglio 1983 - Novembre 1983, 5° Battaglione Paracadutisti El Alamein
  • Novembre 1983 - Febbraìo 1984, 1° Battaglione Carabinieri Paracadutisti Tuscania

Compito principale del battaglione era il presidio di uno dei sottosettori nei quali la zona di pertinenza italiana a Berut era stata suddivisa, un'area particolarmente delicata, densamente popolata per la maggior parte da musulmani sciiti e nel cui Paracadutisti della Folgore occupano una postazione fissa a Beirutambito si trovava il campo profughi di Bori el Barajne, che ospitava migliaia di palestinesi.

L'ordine di rimpatrio giunse il 16 febbraio: ordinatamente furono abbandonate le posizioni tenute per diciotto mesi, e transitando per una Beirut semidistrutta. Si chiudeva così la missione "Libano due", nel corso della quale i nostri soldati, messi a confronto con dei professionisti della guerra quali i Marines americani o i Paras francesi, seppero guadagnarsi stima e ammirazione in campo internazionale.

 

La primavera del 1986 sarà invece ricordata come piena di tensione e adrenalina alle stelle: il 15 Aprile del 1986 due missili SS1-Scud Libici sono lanciati su Lampedusa con l'obiettivo di colpire una installazione militare statunitense sull'isola.

Nel giro di poche ore, il 5° Battaglione Paracadutisti e il 9° Battaglione Col Moschin arriveranno con diversi C-130 sull'isola sicula dando inizio all'operazione Girasole. Viene presidiato ogni angolo dell'isola e viene pianificato un contrattacco da svolgere insieme al 1° S-SFOD USA (la famigerata Delta Force). Prevalgono però la linea diplomatica e le operazioni navali. Ma anche in questo caso, senza timore e senza paura, e soprattutto, in tempi record, la Folgore si è dimostrata pronta all'azione di guerra vera e propria.

Paracadutisti del Tuscania in azione in Iraq nel 1991

Qualche anno dopo si ritorna in medio oriente. Questa volta nel Kurdstan Iraqeno con l'operazione Airone.

E' il 1991 e siamo in piena guerra del Golfo. L'operazione Airone conferma quanto di eccellente fatto vedere in Libano. La Folgore schiera quasi 1.000 uomini, tra incursori del Col Moschin, Carabinieri Paracadutisti del Tuscania e Paracadutisti del 5° Battaglione El Alamein. Per tre mesi disimpegneranno i compiti assegnati dall' ONU con elevata capacità e competenza garantendo con pattugliamenti, posti di blocco e cinturazioni il controllo di un territorio ampio fino a 1.400 km e tutto il tratto rotabile Zakho-Kirkuk-Baghdad.

Si riuscì a garantire una cintura che creò quella cornice di sicurezza determinante per il rientro dei profughi.

Palermo, 1992: Paracadutista sua una postazione fissaNeanche il tempo di rientrare e si è schierati in Sicilia nell'operazione Vespri Siciliani.

E' il 25 luglio 1992. 300 Paracadutisti della Brigata Folgore atterrano all'aeroporto di Punta Raisi, a Palermo, con armi e bagagli. Poche ore dopo i principali punti-chiave della città sono sotto il controllo dei baschi amaranto, inizia ufficialmente l'operazione Vespri Siciliani. E' la risposta dello stato colpito duramente dalle morti dei due celebri magistrati, Paolo Borsellino e Giovanni Falcone.

1.000 sono i Paracadutisti della Brigata Folgore che schiera i due ricostituiti gloriosi reggimenti eredi della Battaglia di El Alamein: il 186° e il 187° Folgore.

Cinturazioni, appostamenti notturni, posti di controllo mobili, vigilanza a personalità di spicco, cooperazione costante con le forze dell’ordine sono garantite dal sacrificio dei Paracadutisti sottoposti a turni gravosi e continui, dimostrando un non comune senso del dovere che sarà applaudito da un'intera nazione.

Siamo al 3 dicembre 1992. I reggimenti sono ancora in Sicilia. Sarà necessario un avvicendamento "forzato": la Folgore è attesa ad un appuntamento che non può mancare. Non si tratto di una "normale" missione di pace. Ma dell'operazione IBIS in Somalia. L'ONU ha emesso la risoluzione numero 794 e l'Italia dovrà fornire insieme agli Stati Uniti il più numeroso contingente militare.

La Folgore ha il comando del contingente Italiano, ed è abilitata, unica insieme agli USA, al capitolo VII dello statuto dell'ONU: quello che autorizza l'uso delle armi. Vengono schierati tutti i reparti, 183° Reggimento Nembo, 186° e 187° Folgore, 185° Artiglieria, 1° Battaglione Tuscania, 9° Col Moschin e Reparti Logistici.

Una spiegamento di forze senza precedenti. L'italia non può sbagliare: e la Folgore, anche se colpita dritta al cuore neglio scontri del 2 luglio 1993, ne esce tenendo alto l'onore militare Italiano.

Per la Somalia approfondimenti a questo link.Ruanda, 1994: Incursori del Col Moschin pronti ad evacuare i civili Italiani

Nella metà degli anni '90 vi sono diversi interventi in zona di guerra del Col Moschin, prima in Yemen, poi in Ruanda. Interventi necessari ad esfiltrare il personale italiano rimasto in quelle nazioni martoriate dalla guerra.

In Ruanda, nell'operazione Ippocampo, gli incursori del Col Moschin parteciperanno ad una delle operazioni più rischiose e difficili di sempre.

Arrivati all'aeroporto di Kigali, la capitale Ruandese, impossibilitati a reperire mezzi di trasporto militari (vi furono delle richieste anche ad altri contingenti, ma tutte le riposte furono negative) il distaccamento di forze speciali decise di requisire dei mezzi civili all'aeroporto e dopo averli adattati alle loro esigenze, smontando le portiere, si diressero verso i luoghi dove rimanevano civili da recuperare, muovendosi in un clima di tragedia, tra colpi lasciati agli angoli delle strade e in una situazione di pericolosità altissima.

La crisi dei Balcani vedrà nuovamente schierati i reggimenti Paracadutisti "convenzionali": nel 1997 il 187° Reggimento partecipa alla missione Alba (con aliquote del 183° e 186°). E' la prima forma di intervento multinazionale guidato dall'Italia.

E' un operazione che ufficialmente serve a consentirela distribuzione di aiuti umanitari, ma in realtà per impedire la guerra civile consentendo di avviare a soluzione la crisi politica albanese. Due anni dopo, da Aprile ad Ottobre 1999, Il Generale Paracadutista Pierluigi Torelli, comanderà la Brigata Multinazionale Nord in Bosnia nell'operazione Constant Forge schierando il 187° e il 186 Reggimento nell'operazione Constant Forge

Il ruolo della Folgore in Bosnia rispecchierà esattamenIncursori del Col Moschin di pattuglia a Timor Est con VM e moto Cagivate quanto fatto vedere in passato: altissima efficienza operativa, organizzazione eccellente, Paracadutisti pronti a svolgere i compiti assegnati con professionalità e sacrificio. Nulla di nuovo in pratica. Per la Folgore.

Nello stesso periodo, da Settembre 1999 fino a gennaio del 2000,i Paracadutisti del 187° saranno schierati nella lontanissima Timor Est insieme ai Paracadutisti del Tuscania e agli incursori del Col Moschin.

Situata nell'estremo sudest asiatico, e raggiungbile dopo più di 24 ore (!) di volo di linea, gli Italiani parteciparono all'operazione Interfet resa necessaria dopo le azioni violente di gruppi non favorevoli all'indipendenza di Timor Est dall'Indonesia.

Tali violenze spinsero quindi l'ONU, attraverso la risoluzione n. 1264 del 15 settembre 1999, ad autorizzare la costituzione di una forza multinazionale guidata dall'Australia.

Al gruppo tattico della Folgore un compito importate, quello di pattugliare e garantire sicurezza alla popolazione nelle zone più ardue e difficile da raggiungere per via della fitta vegetazione.Paracadutisti del 187° Reggimento in pattuglia a Timor Est

Muovendosi con mezzi VM e motociclette Cagiva, i Paracadutisti italiani riuscirono, come loro consuetudine, ad assolvere egregiamente i compiti assegnati. Quella a Timor Est verrà inoltre ricordata come la missione più lontana ove è stato impiegato un reparto Italiano.

Il nuovo millennio comincia con il ritorno nei Balcani. a giugno del 2000 l'intero 186° Reggimento verrà schierato in Albania. Sembra una "semplice e noiosa" missione, ma in realtà i Paracadutisti hanno un compito importante: quello di riorganizzare il rinato Esercito Albanese. Nella base di URE vengono addestrati i soldati albanesi, e vengono inoltre eseguite operazioni di ricognizione a lungo raggio nelle zone difficile da raggiungere. Un lavoro in passato esclusiva della forze speciali.

Il compito di queste "missioni nella missione" era di ricognire nuovi itinerari valutandone la percorribilità e fotografare segretamente, nei limiti del possibile, lo stato delle caserme militari per valutarne il grado di ricostruzione.

Fare le cose in maniera eccellente è un abitudine per la Folgore, un dovere. Ma c'è chi rimane ancora stupito: il Generale Amilcare Casalotto, comandante dela Brigata Multinazionale Ovest, rimarrà talmente colpito dal lavoro dei Paracadutisti che rifonderà la propria scorta personale: da agosto 2000 si occuperanno della sua sicurezza non più i Carabineri, ma i Fucilieri Paracadutisti del 5° Battaglione El Alamein inquadrato nel 186° Reggimento.

Per questi dieci ragazzi del Tenente Colonnello Paracadutista Massimo Mingiardi la missione proseguirà per altri 6 mesi rispetto ai quattro del Reggimento. 

Continua il ciclo d'impiego nei Balcani dove il 185° Reggimento sarà più volte schierato anche a supporto di unità esterne alla Brigata.

L'estate del 2001 è invece quella del G8, meeting internazionale dei più importanti Capi di Stato della terra.

La FOLGORE è schierata nella zona rossa dell'aeroporto di Genova. I Paracadutisti dei tre reggimenti di manovra (183°, 186 e 187°), per tre giorni, svolgono la funzione di Agenti di Pubblica Sicurezza al'interno dell'aeroporto di Genova. Controllano, fermono e perquisiscono chiunque entra o si muove all'interno dell'aeroporto. Sorvegliano gli hangar e i punti sensibili con regole d'ingaggio poco rassicuranti per eventuali soggetti in vena di fare gli eroi: fuoco incondizionato a chi vuole entrare nell'aeroporto senza autorizzazione o chi solo si avvicina alla recinzione anche esterna.

Il Col Moschin e il 185° RAO osserveranno armati di carabine e visuri diurni e notturni tutto ciò che si muove nei dintorni dello stesso aeroporto.

Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, durante l'imbarco sul suo aereo a fine evento, farà un fuori programma: scenderà dall'auto e stringerà la mano a una decina di Paracadutisti complimentandosi con loro.

Ai Paracadutisti, il giorno 20 luglio un compito importantissimo: sorvegliare il perimetro del Air Force One del Presidente Americano George W. Bush.

Passato il G8 e l'estate del 2001 arriverà l'evento che ha sconvolto il mondo intero: l'attacco alle torri gemelle l'11 settebre del 2001 negli Stati Uniti.

Da quel giorno, la Brigata Paracadutisti, con tutti i suoi reggimenti, vedrà un ciclo d'impiego praticamente senza soste. Gli incursori del Col Moschin saranno i primi Italiani ad arrivare in Afghanistan a dicembre del 2001. Per lunghi mesi svolgeranno esclusivamente compiti di infiltrazione in special recoinessance e pattuglie di ricognizione a lungo raggio dando e ricevendo supporto ai SAS Britannici e alla Delta Force statunitense. I Reggimenti di arma base continueranno ad essere schierati in Kosovo, nuova meta dei terroristi islamici per sfuggire ai mandati internazionali di catturo. Il Kosovo essendo un area instabile era, ed è tutt'ora un'area frequentata da personaggi in cerca di anonimato.

Proprio in una di queste missioni, nel gennaio del 2001, un'operazione condotta dal Maggiore Paracadutista Aldo Zizzo con i Paracadutisti del Quinto Battaglione El Alamein vedrà in Kosovo la cattura di pericolosi latitanti ricercati dagli americani per l'attentato alla nave USA nello Yemen qualche anno prima.

E' un'operazione condotta con un efficienza operativa magistrale. Gli americani che verranno a prendersi i ricercatii presso la Task Force Falco di Djacovica, sede in Kosovo nel 2001-2002 del 186° Reggimento, rimarranno sbigottiti e piacevolmente sorpresi, applaudendo, per l'ennesima volta, quando fatto dai Paracadutisti Italiani.

Negli anni successivi, 9° Reggimento Col Moschin e 185° (che nel frattempo cambia denominazione e viene inquadrato nelle forze per operazioni speciali) concentreranno i loro sforzi in medio oriente, principalmente tra Afghanistan e Iraq. E proprio in Iraq, durante l'operazione Antica Babilonia, questi due reparti verranno coinvolti in diversi conflitti.

Ad aprile del 2004 un distaccamento del Col Moschin, alle porte di Nassirya, rimane vittima di un imboscata ad L. Un pò fortuna, ed un altissima capacità al combattimento negli spazi stretti permette agli incursori di salvare la pelle e di uccidere tutti i miliziani (una decina circa) che li avevano attaccati.

Il Col Moschin svolgerà in Iraq operazioni speciali di alto rango, oltre a scorte a personaggi importanti, politici in particolare.

E' il medio oriente lo scenario più impegnativo, ma c'è ancora gloria per la Folgore nei Balcani: a marzo 2004, il 186° Reggimento, nell'ennesima missione in Kosovo (la terza in tre anni!) denominata Determined Effort, sarà di fondamentale aiuto alla popolazione di etnia serba.

Il reparto sarà costretto ad intervenire a difesa dei monasteri e a protezione dei villaggi durante i disordini del 17 e 18 marzo. I Paracadutisti, per nulla intimoriti dall'atteggiamento violento dei rivoltosi, saranno costretti a rispondere con le armi ai ripetuti assalti.

Per i fasti di quei giorni, la bandiera del reggimento viene nuovamente decorata, come successo in Somalia, a medaglia d'argento.

Nello stesso anno il 187° Reggimento, sarà schierato in Afghanistan nell'operazione Nibbio 2. Il reggimento di Livorno svolgerà operazioni di prim'ordine. I Paracadutisti, schierati a Khowst, hanno il compito di neutralizzare e distruggere le sacche di terrorismo ancora presenti in Afghanistan, le possibili basi logistiche ed i centri di reclutamento. Il reparto svolgerà in maniera esemplare tutti i compiti ad esso assegnati ricevendo il plauso di tutta le forze internazionale coinvolte in Enduring Freedom.

Come detto, ciclo operato intenso... nell'estate del 2005, il 183° Reggimento Paracadutisti Nembo sarà schierato in Sudan nell'operazione Nilo.

Compito dei Paracadutisti di Pistoia, inquadrati nella Task Force Leone, è quello di far rispettare il trattato di pace firmato il 9 gennaio dal presidente sudanese Omar el Bashir e da John Garang, comandante del maggiore movimento indipendentista, l'Esercito popolare di liberazione del Sudan, Spla, con il quale si è conclusa la guerra per il controllo delle regioni meridionali del paese durata vent'anni.

Un compito non facile, anche perchè si è in un'operazione di peacekeeping comandata dall'ONU, con regole di ingaggio ben precise, ma che presenterà situazioni operative delicate e difficili in un clima di guerra. Ma proprio questa difficoltà sarà un motivo in più per i Paracadutisti: il lavoro svolto della Task Force Leone sarà un successo straordinario e l'operato Italiano verrà applaudito dalla stessa ONU.

Si cambia fronte, siamo agli inizio del 2007. Il 186° Reggimento verrà schierato in LIbano. E' una vecchia conoscenza per i Paracadutisti di Siena. Il Libano è stato infatti il primo teatro d'operazione estero per l'Esercito Italiano e i Paracadutisti di questo Reggimento parteciparono per quattro lunghi mesi a quella primissima missione.

Anche se è passato molto tempo la situazione non sembra cambiata: lo scenario è di devastazione totale, le frizioni le stesse di 25 anni prima. L'operazione Leonte è per i Paracadutisti un compito estramemente difficile: bisogna assicurare che l' area d'operazione libanese per il disarmo degli Hezbollha non sia utilizzata per attività offensive. Intensi pattugliamenti, scorte e protezione di siti sensibili saranno i compiti principali dei baschi amaranto che usciranno, come sempre e per l'ennesima volta, tra gli applausi.

Il 2008 sarà invece costellato da un intenso ciclo addestrativo: ad anno nuovo l'intera Brigata Paracadutisti sarà schierata in Afghanistan. C'è comunque il tempo di passare tre messi a Campania per l'operazione Strade sicure. Il Comando dell'operazione sul suolo Italiano viene affidato al Colonnello Aldo Zizzo, comandante del 186° Reggimento.

Lo stesso Colonnello Paracadutista sarà comandante del contingente ITALFOR XX schierato in Afghanistan.

E' un impiego difficile. Compiti importanti che solo i migliori sanno svolgere correttamente. Sono passati 16 anni dalla Somalia, e nuovamente, come allora, l'intera Brigata si trova schierata sul teatro d'operazione.

La costituzione della Brigata, con i tre battaglioni dei reggimenti di manovra schierati in prima linea e l'alto livello di preparazione della truppa, ai massimi storici, darà dei risultati nella lotta ai talebani senza precedenti.

Base El Alamein (Farah), base Tarquinia (Shouz) e base Tobruk (Bala Boluk) rappresenteranno tre punti cruciali che avranno un importanza fondamentale nella riuscita della missione.

I tre Reggimenti, schierati tra Herat, Kabul e Farah infieriranno un duro colpo ai talebani e nei numerosi scontri a fuoco la milizia integralista sarà costretta a moderare fortemente l'ardore combattivo. I reparti fos (185°) ed fs (9°) compieranno operazioni speciali a tutto campo in sintonia con i tre reparti citati.

Eccellente anche il lavoro dell'8° Reggimento Guastatori Paracadutisti che assicurerà supporto a tutti i reparti con continuità ed efficienza.

Prima l'uccisione del 1° Caporal Maggiore Paracadutista Alessandro Di Lisio, poi l'attacco di Kabul il 17 settembre 2009, saranno le infami viagliaccate di chi non ha il coraggio, per manifesta incapacità combattiva, di affrontare il nemico faccia a faccia.

La Folgore in Afghanistan si è spinta in profondità, ha dato sicurezza e speranza a popolazioni travolte dalla mentalità terrostica.

La Folgore anche questa volta, ferita e colpita al cuore, ha portato a termine la propria missione.

La storia continua.

Molla il vile, non la Folgore.