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PER L'ONORE D'ITALIA
PER L'ONORE D'ITALIA
l'ORIGINE DI QUESTO MOTTO RISALE ALL'8 SETTEMBRE 1943 PER UN BIGLIETTO CHE IL CAPITANO SALA COMANDANTE DEL III BATTAGLIONE DEL 185 ° REGGIMENTO DIV. NEMBO, LASCIO' AL COMANDO DEL REGGIMENTO. lA PROCLAMAZIONE DELL'ARMISTIZIO ERA INVECE GIUNTA A FRUSTRARE OGNI LORO SPERANZA, AGGIUNGENDO UNA NUOVA DELUSIONE ALLE GIA' TANTE SOFFERTE FIN LI'.QUESTO ARMISTIZIO ERA COMUNQUE UNA REALTA' INNEGABILE, LE CUI CONSEGUENZE DOVEVANO ESSERE AFFRONTATE CON CORAGGIO E CONSAPEVOLEZZA, AVENDO QUALE OBIETTIVO FINALE IL SOLO INTERESSE DEL PAESE, AL DI SOPRA DI OGNI SENTIMENTO PERSONALE. MA QUAL'ERA I QUEL MOMENTO IL VERO INTERESSE DEL PAESE ? COME DISTRICARSI DALLA SELVA DI SUPPOSIZIONI E DI INCERTEZZE CHE STRINGEVA IN QUEI GIORNI LE FORZE ITALIANE OPERANTI IN CALABRIA ? ANCHE SE OGGI FOSSE POSSIBILE, MA FORSE NON LO E',PARLARE COL SENNO DI POI, I QUEI GIORNI LE RISPOSTE POTEVANO ESSERE MOLTE, MA ERA ANCHE DIFFICILE, PRIMA DI TROVARLE, STABILIRE UN GIUSTO CONFINE FRA LA REALTA' E LE PREVISIONI, COSI' COME ARDUO COMPRENDERE FINO A CHE PUNTO L'ISTINTO, QUASI SEMPRE FRATELLO DEL SENTIMENTO, AVREBBE PREVALSO SUL BUON SENSO.PER LA LORO STESSA NATURA I NOSTRI PARACADUTISTI ERANO DEGLI ISTINTIVI, E CERTI FATTI VERIFICATISI NEGLI ULTIMI GIORNI AVEVANO INFLUITO IN MANIERA NOTEVOLE SUL LORO STATO D'ANIMO.
PER QUANTO CONCERNE PERSONALMENTE IL CAPITANO SALA, SI ERA STABILITA FRA LUI ED IL MAGGIORE ZIEGLER COMANDANTE DI UN BATTAGLIONE PANZER UNA CAMERATESCA AMICIZIA ED INVITO' IL CAPITANO SALA A RESTARE AL SUO FIANCO ED A PROSEGUIRE INSIEME IL RIPIEGAMENTO.I GIUNSE COSI' ALLA SERA DEL 9 SETTEMBRE.QUALE FU IL RISULTATO DI TUTTE LE INCERTEZZE E LE ANSIE DI QUELLA DRAMMATICA GIORNATA, E' FACILE DESUMERLO DALLA LETTURA DEL CONTENUTO DEL BIGLIETTO LASCIATO ALLA GUARDIA PRESSO IL COMANDO DEL REGGIMENTO: " 9 SETTEMBRE 1943 - ORE 22 - SIGNOR MAGGIORE IL NEMICO NON DEVE AVERE LE NOSTRE ARMI E NOI LE PORTIAMO IN SALVO, PERCHE' ALLA PATRIA POSSONO ANCORA SERVIRE,E LA NOSTRA VITA E FEDE ANCHE. PER L'ONORE D'ITALIA.CAPITANO SALA ".COSI' IL III BATTAGLIONE, IL PIU' ANZAIANO REPARTO DEL REGGIMENTO, DIVISE PER SEMPRE LA SUA SORTE DA QUELLA DEL 185°, E PRESELA VIA DEL NORD.NELLA MATTINATA DELLO STESSO GIORNO, TRANSITANDO A BORDO DEI LORO AUTOCARRI NELL'ABITATO DI SOVERIA MANNELLI, ALCUNI PARACADUTISTI DEL III BATTAGLIONE AVEVANO SCORTO, TRA IL CIARPAME SPARSO A TERRA DAVANTI AD UN NEGOZIO DI MERCERIE SACCHEGGIATO DAI SOLITI SCIACALLI, ALCUNI ROTOLI DI NASTRO TRICOLORE CHE, EVIDENTEMENTE, NON AVEVANO DESTATO L'INTERESSE DEGLI IGNOTI BRIGANTI.SENZA PENSARCI MOLTO, I NOSTRI RAGAZZI FERMARONO LE LORO MACCHINE E SCESERO A RACCOGLIERE LE BOBINE TRICOLORI,COMPIENDO INCONSCIAMENTE UN ATTO CHE AVREBBE PIU' TARDI CONTRIBUITO A SEGNARE IL LORO IMMEDIATO AVVENIRE. i GIOVANI SOLDATI RIPENSARONO AL NASTRO RACCOLTO, NE SVOLSERO LE BOBINE E SI POSERO A TAGLIARLO IN PICCOLI PEZZI , DI MISURA SUFFICIENTE PER ESSERE AVVOLTI ATTORNO AL BRACCIO, SOTTO AL PICCOLO PARACADUTE RICAMATO IN ORO, DISTINTIVO DELLA SPECIALITA'.ORA INVECE, IL GESTO ASSUMEVA TUTT'ALTRO SIGNIFICATO. nELL'ATMOSFERA DI DISFATTA E DI RINUNCIA CHE GRAVAVA D'ATTORNO I PICCOLI NASTRI RAPPRESENTAVANO UNA RIBELLIONE AD UN FATTO INGIUSTO. ERANO UN ATTO DI SFIDA, UNA AFFERMAZIONE DI PRINCIPIO, LA CONTINUAZIONE DI UN IDEALE CHE SOPRAVVIVEVA AGLI EVENTI
pIU' TARDI I RAGAZZI DEL III CHE RIMASERO CON IL LORO COMANDANTE, FECERO CUCIRE IL PICCOLO NASTRO TRICOLORE ATTORNO ALLA MANICA, VICINO ALL'ORLO INFERIORE, E SU DI ESSO VENNE RICAMATA LA FRASE CONCLUSIVA DEL BIGLIETTO LASCIATO DAL CAPITANO SALA AL MAGGIORE MASSIMINO: " PER L'ONORE D'ITALIA "
LA STESSA FRASE DIVENNE POI IL MOTTO DI TUTTI I SOLDATI ITALIANI CHE SI ARRUOLARONO SOTTO LE INSEGNE DELLA REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA, RESTANDO A DARE UN SIGNIFICATO A QUESTA LORO PARTECIPAZIONE ALLA GUERRA A FIANCO DEI TEDESCHI.
arrigo curiel
Re: PER L'ONORE D'ITALIA
LA REALTA' STORICA IMPONE SPESSO UNA RETTIFICA IMPORTANTE SU CI0' CHE VIENE SCRITTO
LA DIFESA DI HIMEIMAT DEL V BATTAGLIONE DEL COL, IZZO
La battaglia di Himeimat, ha trovato molte citazioni, nella letteratura di guerra, specialmente in quella degaullista, perchè la Divisione " France Libre " tentò espugnarlo nella battaglia d'ottobre. Il successo mancò nonostante le forti perdite, tra le quali un tenente colonnello comaqndante di battaglione, il principe georgiano Amilkwary. I Francesi attribuirono la grave batosta ad una sensibile sproporzione di forze tra attaccanti e difensori: uno dei loro generali - un certo Koenig, salvo errore - giunse a precisare come il Himeimat fosse guarnito da ben quattro battaglioni della " Folgore ", sistemati in posizione dominante, che agevolmente avrebbero infranto l'assalto di due battaglioni francesi a organico assai ridotto
Ecco perchè la realtà storica impone qui una rettifica importante, senza voler mettere in dubbio il valore dell'attaccante, al quale del resto nessuno contesterà mai una destrezza grafica e dialettica certamente pari al valore stesso.E' facile dimostrare come il Himeimat fosse difeso dagli avanzi di una compagnia del V Battaglione " Folgore ", e da nessun altro: meno di cento uomini compresi gli artiglieri dell'osservatorio e una squadretta di genieri addetti ai collegamenti e alle mine. Si è dunque verificata anche al Himeimat la proporzione costante d'ogni punto nevralgico della battaglia: sei attaccanti per un difensore,
Ma gli alleati mai perdono una occasione per minimizzare l'apporto guerresco italiano e trovano in tale atteggiamento il frequente consenso dei Tedeschi.
Arrigo Curiel
Re: PER L'ONORE D'ITALIA
arrigo.curiel ha scritto:
Ma gli alleati mai perdono una occasione per minimizzare l'apporto guerresco italiano e trovano in tale atteggiamento il frequente consenso dei Tedeschi.
Arrigo Curiel
Ormai, la storia che denigra i soldati Italiani in Guerra, è più dei pennivendoli di casa nostra che non dei cosidetti "storici" stranieri.
Che poi anche i Tedeschi ci mettono del loro, questa me è nuova, specialmente nella Battaglia di El-Alamein.
Io e Hermann abbiamo visitato quei luoghi, e abbiamo da subito intuito lo sprezzo del pericolo dei Nostri amatissimi Folgorini, che forse in un ottantina, ben determinati e addestrati, hanno sbaragliato due Battaglioni della Legione Straniera.
Sempre e solo Viva la Folgore!
Re: PER L'ONORE D'ITALIA
Un simbolo di fede, un impegno d’Onore:
La confusione morale e le incertezze d’azione scaturite dall’annuncio dell’armistizio fra i reparti italiani, ebbero in Calabria, fra i paracadutisti del 185° Rgt. della “Nembo”, l’aspetto più emblematico. Dei tre btg. del 185° in ritirata sulle strade calabresi, l’8°, coinvolto tra Gambarie, Bagaladi e San Lorenzo d’Aspromonte in un impari combattimento lo stesso giorno dell’armistizio da reparti nemici della 1° div. Fanteria Canadese, veniva smembrato e travolto; l’11° rimase inattivo in attesa dell’evolversi degli eventi fra Cardinale e Soneria Mannelli; il 3°, al comando del Cap. Edoardo Sala, scelse la via della continuità e del rispetto delle alleanze, schierandosi senza esitazioni al fianco dell’alleato germanico. Erano giorni terribili e sconvolgenti; ovunque si avvertiva un’atmosfera di abbandono, prostrazione morale e di smarrimento visibile dolorosamente sulle strade con autoveicoli e armi abbandonate e lasciate sui bordi; nei magazzini effetti ed equipaggiamenti militari abbandonati e saccheggiati, materiali distrutti e lasciati come simbolo di uno sfacelo di cui allora non si intravedeva ancora la portata, le conseguenze, il peso che avrebbero sopportato intere generazioni d’italiani. Mentre le truppe germaniche in ritirata si garantivano da ogni sorpresa con ostruzioni stradali per rallentare l’avanzata alleata, le unità inglesi avanzanti in Calabria si comportavano in forma violenta e moralmente offensiva nei confronti dei soldati italiani procedendo al loro disarmo fra soprusi e umiliazioni. Ciò avvenne soprattutto nei riguardi dei reparti della Div. Ftr. “Mantova” e del XXXI Corpo d’Armata da cui dipendeva tatticamente il 185° Rgt. Paracadutisti “Nembo”, tanto da far ritenere più che legittima quella istintiva ribellione dei paracadutisti del III Btg. “Sala”:
“9 settembre 1943 – ore 22:00 – Signor Maggiore, il nemico non deve avere le nostre armi e noi le portiamo in salvo perché alla Patria possono ancora servire e la nostra fede e la nostra vita anche. Per l’onore d’Italia” (Questo il messaggio inviato dal Capitano Edoardo Sala al Maggiore Angelo Massimino Comandante ad interim del 185° Rgt. “Nembo”, allorché il III Btg. decise di proseguire la lotta accanto ai tedeschi).
Re: PER L'ONORE D'ITALIA
I Paracadutisti della R.S.I.: “8-9-1943 Per l’Onore d’Italia”
Fu in questo deprimente scenario di desolazione, che i paracadutisti del III Btg. giunti a Soveria Mannelli, trovarono abbandonati nelle strade rotoli di nastro per decorazioni e fra questi un nastro di colore nero bordato ai lati di tricolore: un simbolo eloquente di lutto per la tragedia che la Patria stava vivendo in quel momento e nel contempo una speranza per il futuro destino dell’Italia. Il Cap. Sala volle far suo quel simbolo e dispose che un pezzo di nastro fosse consegnato ad ogni paracadutista del battaglione quasi come un impegno di fede, un atto di volontà di combattere ancora, senza contropartita alcuna, per l’Italia. In seguito furono aggiunte sul nero, ricamate in oro, la data 8-9-1943, per ricordare sia l’armistizio che il giorno della “ribellione” e la frase “Per l’onore d’Italia” che lo stesso Cap. Sala aveva scritto in calce al messaggio con cui annunciava al Comandante di Reggimento la sua decisione di continuare la guerra contro gli anglo-americani. Una frase che assurgerà a simbolo collettivo di fede per tutte le FF.AA. della R.S.I..
Re: PER L'ONORE D'ITALIA
LA DIVISIONE NEMBO IN SARDEGNA
La Divisione Pararacadutisti Nembo venne affidata al comando del generale Ercole Ronco. Comprendeva il 183°, 184°il 185° Reggimento. Quest'ultimo comandato dal colonnello Giannetto Parodi, rimasenel Continente e fu il primo ad inviare alla frontiera della Venezia Giulia ( Aidussina, Montenero, Passo di Zoll, nella VAlle di Vipacco )due Battaglioni: l'XI ( capitano Luigi Caforio - che morirà a Messina il 13 agosto 1943 - sostituito dal capitano Luciano Della Valle ) ed il III ( maggiore Angelo Massimino, che dopo aver assunto il comando del Reggimento venne sostituito dal capiano Edoardo Sala ).
Questi due reparti rimasero nella Valle di Vipacco da marzo a giugno 1943.
A fine maggio il grosso della Divisione andò in Sardegna in condizioni molto difficili per la mancanza di naviglio ed il pericolo di siluramenti e bombardamenti.
I primi sbarchi avvennero a Palau, poi da Livorno e da La Spezia si diressero in Corsica a da lì a Santa Teresa di Gallura e nella zona centro meridionale dell'isola, ripartita in vari raggruppamenti: Il Raggruppamento Quaronicon comando ad Assemini; Gruppi tattici del 183° Reggimento: XV Battaglione ( Lusena ), XVI Battaglione ( Gigersa ); il 184° Battaglione Guastatori ( Conte ); il Raggruppamento Renzoni con comando a Serramannu, composto dai Gruppi tattici del 184° Reggimento; XII Battaglione ( Rizzatti ), XIV Battaglione ( Corrias ); il Raggruppamento Invrea con comando a Marrubbiu, composto dal XIII Battaglione ( De Vita )del 184° Reggimento e del Gruppo Squadroni ( Cadeddu ); il Raggruppamento di manovra Tantillo, con Comando a San Luria,composto da un reparto carabinieri, reparti mortai, batterie, ciclisti e motociclisti; il Gruppo tattico Valletti: X Battaglione ( Valletti )del 183° Reggimento dislocato nella zona di Fertilia, Comando Divisione a Villanova Forru, quello della Divisione tedesca nella zona di San Luri.
A queste due Divisioni era sta affidata una funzione di manovra nella difesa dell'isola, mentre la Divisione costiera e le Divisioni " Sabaudia " e " Bari " avevano funzioni difensive.
Le forze tedesche disponevano di quattrocento mezzi corazzati nelle zone Campidano, Oristano, Olbia, Tempio.
Dislocati nelle zone più malsane dell'isola, molti morirono vittime della malaria, decimati dalla terzana, e dalla perniciosa.
Le truppe Alleate erano sbarcate in Sicilia, e poco dopo arrivò l'armistizio dell'8 settembre 1943, in Sardegna forse meno tragico che altrove - Grecia, Egeo, Isole Jonie - per i rapporti instaurati fra i Paracadutisti della Nembo ed i carristi tedeschi della 90^ Panzer Grenadier, comandati dal generale Lungerhausen, durante le operazioni di addestramento.
Solamente il 13 settembre venne diramato l'ordine di considerare i Tedeschi, vietando il trasferimento verso la Corsica con loro
Arrigo Curiel
Re: PER L'ONORE D'ITALIA
LA DIVISIONE PARACADUTISTI NEMBO IN SARDEGNA DOPO L'8 SETTEMBRE 1943
Solamente il 13 settembre venne diramato il comunicato dell'armistizio, in Sardegna. In questa tragica atmosfera seguì una dolorosa odissea della Divisione Nembo. Molto difficile l'esecuzione degli ordini impartiti per la dislocazione dei reparti, frazionati fra la Nurra e la Gallura, e l'accordo concordato con il generale Lungerhausen, per evitare azioni di disturbo verso le truppe tedesche fino al giorno 17.
Prevaleva il comune intendimento di non consegnare le armi ai Tedeschi, e non accettare passivamente le condizioni dell'armistizio.
Alcuni tentarono di raggiungere il Continente, nell'atmosfera di sgomemto ed incertezza che si era creata.
Alcuni reparti reagirono d'iniziativa. Il XII Battaglione del maggiore Rizzatti e parte del XIII ( 184° Reggimento )si unirono alle colonne tedesche in ripiegamento verso la Corsica. Arrestati alcuni comandanti di Raggruppamenti, processati con molti ufficiali e sottufficiali.
Il X Battaglione del maggiore Valletti, lasciò la Nurra il 9 settembre, in autocolonna e si fermò poco fuori Bolòtana. Altera e contrastata la notte del 9, nel caos di sentimenti; andarcene o restare.
A Villa Novaforru, dove si trovava il Comando di Divisione, tutti i suoi componenti rimasero cinque giorni agli arresti in un via via di ufficiali di ordini radio, alcuni furono arrestati.Infine il X Battaglione venne disciolto e smembrato in altri reparti ed alcuni ufficiali imprigionati.
Anche il colonnello Tantillo, vice comandante della Divisione ed il colonnello Ademaro Invrea, comandante di Ragguppamento, vennero imprigionati.
La Divisione Paracadutisti Nembo, rientrata nel Continente dalla Sardegna con i suoi residuu Battaglioni, imbarcati sul " Mafalda " e sull'incrociatore " Montecuccoli ", fecero patte delCorpo Italiano di Liberazione.
Arrigo Curiel
Re: PER L'ONORE D'ITALIA
L'ASSASSINIO DEL TEN.COL. BECHI LUSERNA ED IL XII BATTAGLIONE DEL MAGGIORE RIZZATTI
Il generale Ercole Ronco comandante la Divisione Paracadutisti Nembo,parlò col maggiore Rizzatti comandante del XII Battaglione, nel tentativo di fermare i Paracadutisti del suo Battaglione, ma rispose " Lasciatemi morire per la Patria, generale ".
Il 10 settembre raggiunse la zona " Castigadu " aqlle porte di Macomer, al bivio Borone, dove si trovava un posto di blocco; anche il tenente colonnello Bechi Luserna, Capo di Stato Maggiore della Nembo ( aveva comandato il IV Battaglione della Folgore in A.S. ) per dissuadere quelli del XII. Era arrivato con un 1100 militare aperta, scortata da due carabinieri.
Nel tentativo di forzare il posto di blocco, il paracadutista Cosimo sparava una raffica con il suo Berretta, uccidendo due uomi e ferendone uno.
Questa la deposizione del tenente Lucio Grimani del XII Battaglione, citato per la difesa del capitano Alvino, nel processo che lo giudicò colpevole.
" viaggiava in un vettura aperta, seduto a fianco dell'autista, con due Paracadutisti di scorta, sul sedile posteriore. Fermato al posto di blocco e immediatamente riconosciuto, chiese di parlare con il comandante del Battaglione, inviando un paracadutista a cercarlo e nel frattempo superò lo sbarramento una trentina di metri. (*) Io ed il tenente Antonio Orbani della mia compagnia, avvertiti dal predetto paracadutista, ci avvicinammo incuriositi, fummo superati dal capitano Alvino che, non avendo rintracciato il maggiore Rizzatti , si affrettava nella sua qualità di vice comandante del XII Battaglione, verso la macchina del tenente colonnello Bechi Luserna. Ci fermammo per discrezione ad una ventina di metri ed assistemmo alle incalzanti sequenze del tragico episodio.Fermatosi a fianco della macchina, dopo un rapido e concitato scambio di parole, che non riuscimmo ad afferrare, vedemmo il capitano Alvino sporgersi verso il tenente colonnello Bechi Lusrna, per impedirgli, con la mano destra, di impugnare la pistola, mentre con la mano sinistra efferrava per la canna, il mitra spianato contro di lui dal carabiniere dietro la vettura.
Partiva così una raffica leggermente alta, Il capitano Alvino indietreggiando incespicava contro un cumulo di ghiaia posto al lato della strada cadendo riverso. Sentendo la raffica e vedendo cadere il capitano, il paracadutista del posto di blocco, che era col fucile mitragliatore, faceva partire una raffica che investiva l'autovettura, ferendo mortalmente il tenente colonnello Bechi Luserna, abbastanza seriamente l'autista ed un carabiniere, mentre l'altro carabiniere rimase illeso. " OMISSIS
La salma del tenente colonnello Bechi Luserna venne messa in un sacco, al seguito del reparto che si unì alle colonne della Brigata corazzata delle SS Reisch Fuehrer e fu gettata in mare prima dell'imbarco per la Corsica,
"...secondo il caoitano Alvino, tale fatto è giustificato dal rifiuto di accogliere la sua salma da parte dei religiosi, durante la fase del ripiegamento. In occasione del processo al capitano Alvino, io ( tenente Lucio Grimani ) ho fornito ampia relazione ma venne volutamente ignorata ".
Il capitano Alvino, giudicato colpevole, fu incarcerato e morì in manicomio.
(*) I tenenti Lucio Grimani e Antonio Orbani erano miei amici. In particolare Grimai venne alle mie nozze ed io andai alle sue.
Arrigo Curiel
Re: PER L'ONORE D'ITALIA
IL 183° e 184° della Divisione Paracadutisti Nembo, con i suoi residui Battaglioni, rientrati dalla Sardegna,fecero parte del Corpo Italiano di Liberazione ( C.I.L. )e conquistarono valorosamente diverse durante l'avanzata.
Partecipò all'operazione " Chianti " conquistando S.Biagio Saracinisco e Monte Cavallo nelle Mainarde ed il 183° Reggimento del colonnello Quaroni con il XV e XVI Battaglione occuparono Chieti il 7-8 giugno. Dopo Ascoli Piceno la Nembo puntava su Macerata, ma si era dovuta arrestare sul fiume3 Chienti. Il 2 luglio il 183° avanzava su Macerata e Iesi e passava in seconda linea. Il XVI Battaglione del 183° si spingeva con due compagnie fino a Filottrano.
Il 6 luglio avanzarono per primi i reparti della Divisione polacca Kresova, per avvolgere da settentrione Filottrano. Alle 7 del mattino dell'8 luglio, dopo un violento fuoco di preparazione delle artiglierie italiane , il XV Battaglione attaccò le forze tedesche e, dopo violenti scontri , penetrò nella parte orientale dell'abitato, impegnando il nemico. Si sviluppò casa per casa in una cruenta lotta.Il 9 luglio il XV Battaglione del 184°Reggimento penetrò nella città e la bandiera italiana venne esposta sul palazzo comunale.Dopo qualche periodo di sosta, il 2 agosto vennero attaccate le posizioni di Montegrotto tenute dal XIII Battaglione del 184° Reggimento Paracadutisti.
A Guardia Sanframondi d'Alife, il Corfpo Italiano di Liberazione si sciolse dando vita a due Grandi Unità: Il Gruppo di Combattimento " Folgore "ed il Gruppo di Combattimneto " Legnano ".
Il Gruppo di Combattimnento " Folgore " venne costituito su tre reggimnenti, primo il " Nembo ", del quale entrarono a far parte i resti del 183° e 184° della omonima Divisione, suddivisi in due Battaglioni denominati I e II.
Dalla fusione del 185° Reparto Paracadutisti Arditi Nembo e del 184° Battaglione Guastatori, nacque il III Battaglione dello stesso Reggimento " Nembo ".
Il 13 aprile, alle prime luci dell'alba venne conquistata e letteralmente distrutta Tossignano, teatro di lunga lotta, in una vasta zona cosparsa di mine che causò molte perdite.fra i Paracadutisti.
Una dlle battaglie fra le più cruente e significative fu quella per la conquista di Grizzano, a causa delle rilevanti perdite e delle difficoltà del compito asegnato ai Paracadutisti del II Baqttaglione del Reggimento Nembo, comaqndato dal tenente colonnello Giuseppe Izzo ( già comandante del V Battaglione nella zona di Naqb Rala, il 24 ottobre 1942, nella battaglia di El Alamein ),difendevqano la zona le migliori truppe germaniche: i Paracadutisti del 1° Reggimento dellaq 1^Divisione Fallschirmjager . L'attacco a Case Grizzano del II Nembo iniziò alle 5 del mattino del 19 aprile 1945.
Il colonnello Izzo fu l'anima della battaglia. Fu poi decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare.
Arrigo Curiel
Re: PER L'ONORE D'ITALIA
L' OPERAZIONE 2 HERRING n.1 "
Allineate attorno ad una gran croce bianca, centoquindici croci dilegno, centoquindici nomi del Gruppo di Combattimento " Folgore " Operazione " Herring n. 1 ".
Lo Squadrone " F " del capitao Gay e un compagnia del Reggimento Nembo, comandato dal tenente Guerrino Ceinar, il 20-21 aprile 1945 furono lanciati nella pianura padana in un zona compresa fra la località di Mirandola e poggio Rusco.
Le perdite dei due reparti : Squadrone "F" , 15 morti e feriti, 4 dispersi.Centuria " Nembo ", 15 morti, 6 feriti, 4 dispersi.
Le perdite tedesche,, da parte della Centuria " Nembo " , 63 morti, 60 feriti, 1131 prigionieri; da parte dello Squadrone "F" , un centinaio di morti e feriti e oltre 1000 prigionieri.
Inoltre la distruzone alle installazioni, alle autocolonne, ai depositi tedeschi, catturati centinaia di automezzi, salvataggio dimolti ponti ed altre operem stradali minatte dallaforze tedesche in ritirata.
arrigo curiel
Re: PER L'ONORE D'ITALIA
EL ALAMEIN LA LINEA DI FUOCO - UN FILM DI ENZO MONTELEONE
Affiorano ricordi di guerra, che non possono essere cancellati o resi sbiaditi dal tempo, e le parole non sono sufficienti ad esprimere ciò che intimamente sentiamo in certi momenti, come quelli di vedere il film di Enzo Monteleone.
E' emerso che i giovani conoscono poco la nostra storia recente, soprattutto nei passaggi più significativi.
Eppure essi vorrebbero essere informati attraverso il diretto contatto con i protagonisti, vorrebbero che a raccontare fossero i testimoni, senza mediazioni.
Sempre maggiore pertanto il dovere, il desiderio di trasferire ai giovani quel patrimonio di valori della memoria storica, con rinnovato impegno per una più approfondita conoscenza dei sentimenti di fratellanza, di solidarietà, perseguendo la via della convivenza e della pace.
Le guerre, l'odio, la violenza, il tormento del secolo scorso; ma nel mondo, la violenza non è finita. La violenza nasce dall'egoismo, dal pensare a sè, dal non esere capaci di sacrificarsi per gli altri.
Peccato che tra i reduci di El Alamein, che assistevano al film non vi fossero stati alcuni della Divisione Pavia, protagonisti del film, quelli del II/28, ceduto alla Folgore dalla sua vicina Divisione consumata ed avvizzita, con i suoi trentasei mesi di esperienza africane, ora schierata nel margine meridionale, verso la Depressione di El Qattara.
La " tremendous activity " che precede gli assalti cruenti, lo sferragliare dei carri, la trentina di battaglioni freschi avanzanti contro i logori battaglioni italiani, quasi annientati nelle buche crollate.
Che gli Inglesi abbiano ottenuto la sorpresa in campo tattico è dimostrato anche dal fatto che, all'inizio dell'attacco , si trovavano assenti per licanza, sia il Feldmaresciallo Rommel, che il generale Bayerlein, comandante del Corpo Corazzato.
La crisi di comando dell'Asse, fu aggravata ancor più dalla morte del generale Stumme, comandante interinale dell'Armata italo-tedesca, avvenuta per un attacco cardiaco, poche ore dopo l'inizio dell'offensiva; egli fu sostituito, a battaglia cominciata, dal generale Von Thoma. Scompaiono le fanterie della Pavia, della Brescia, del Bologna, quasi nulla delle Divisioni corazzate Littorio, Ariete, del 2° e 7° Bersaglieri e della Paracadutisti Folgore.
Infine l'arretramento deciso il 3 novembre da Rommel; ma al pomeriggio giunge il messaggio di Hitler : " Ella non può mostrare alle sue truppe altra via se non quella della vittoria o della morte ".
Un ordine che esigeva l'impossibile. Rommel sapeva che la campagna era irrimediabilmente perduta e, per la prima volta, si rese conto del disprezzo mostruoso per la vita umana.
Contrasti e indecisioni. I Tedeschi davano direttive per impedire un afflusso alla litoranea, per non intralciare il ripiegamento germanico che disponeva di mezzi di trasporto, mentre i nostri nreparti rimasero appiedati.
Pagine di eroismo scritte da tutti, senza distinzione, anche da tanti soldati rimasti senza nome. La scomparsa della Folgore è indescrivibile per la sua grandiosità, immersa in un bagno di sangue e di gloria.
Meritevole di descrizione quel gruppo di soldati del II/28 Pavia, affamati ed assetati, di una stanchezza infinita con difficoltà di orientamnento nel deserto, impossibilitati ad organizzare una difesa a terra. Riluttanti allo spostamento, abbandonarono le posizioni tenute. Fanti modesti, animati da una incrollabile determinazione di non cadere prigionieri e di poter ritornare a combattere.
Ritrarre episodi e situazioni meno gloriose ha contribuito a far conoscere anche le ore buie del passato e a trarre insegnamento per un futuro migliore.
Onori non meritati a Lord Montgomery, il vincitore di El Alamein, ombre su taluni comandi italiani, poca chiarezza anche nel comportamento di Rommel, comandante delle Forze dell'Asse.
Ormai acquisito che la preparazione alla guerra fu inadeguata. Dichiarare guerra alla Francia, all'Inghilterra, alla Grecia, dimostrò l'ingerenza delle esigenze politiche su quelle militari. Ambizioni porive di responsabilità di Mussolini che, da grande condottiero, avrebbe volito cavalcare alla testa dei suoi reparti vittoriosi, in una sfilata trionfale ad Alessandria.
La ringrazio Enzo Monteleone. Ad El Alamein c'ero anch'io.
Arrigo Curiel
Re: PER L'ONORE D'ITALIA
Arrigo sto cercando di capire qual'è il problema
Ieri è arrivato il pacco con il materiale...mi ha emozionato, come termino la sezione a te dedicata ti faccio sapere...
Un caro saluto, FOLGORE!!!
AVANTI FOLGORE, VIVA L'ITALIA!
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