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mi accadde a Tarquinialil 16 marzo 1942
mi accadde a Tarquinialil 16 marzo 1942
La R. Scuola Militare di Paracadutismo nasceceva Tarquinia il 13 ottobre 1939.La struttura comprendevan pistai decollo e atterraggio dell'aeroorto Sostegni, lunga 700 metri e spazzata da forti venti marittimi, una zona addestrativa, dove svettava una torre metallica di circa 60 metri adibita ai lanci simulati, un'aviorimessa ed un fabbricato di alloggio.
Le attività della scuola continuarono sino all'8 settembre 1943, consentendo complessivamente lo svolgimento di 68.750 lanci ed il rilascio di 13,670 abilitazioni. Quel giorno, il 16 marzo 1942, squadre di 8-9 allievi erano in attesa di imbarcarsi su quelli che venivano chiamati in gergo " la caprona " o " la vacca ", cioè velivoli del tipo CA 133.
Il primo aereo era pilotato dal capitano Carlo Cerosa, il secondo dal sergente maggiore Giuseppe Palmisano coadiuvato dal primmo motorista, aviere scelto Giulio Mariani,il terzo dal sergente maggiore <giovanni Pinter, assistito dall'aiuto motorista, primo aviere Baldassare Sea.
Eraqnocircas le 10 quando sull'aereo pilotato dal sergente maggiore Giovanni Pinter saliva una squadra di sottufficiali Alpini, nella quale c'ero anchio. Squadre di ufficiali e sottufficiali attendevano l'imbarco per effettuare il volo di ambientamento.
Ma, subito dopo, la mia squadra venne fatta secndere e sostituita da una di ufficiali ( fra i quali diversi Alpini ), del sottotenente istruttore Giacomo Tudisco, mentre la squadra dell'istruttore tenenteGuido Verna si sistemava a bordo del velivolo pilotato da sergente maggiore Palmisano.
Dopo un breve rullaggio i tre aerei decollavano, virando poi verso Montano di Castro. Doveva trattarsi di un volo dsi ambientamento della durata di circa mezz'ora, con lievi picchiate e cabrate per verificare la resistenza degli aspiranti Paracadutisti, al mal d'aria, alle vertigini.Il piano di carico del CA 133 era angusto, senza sedili, e obbligava i passeggeri a mantenere la posizione eretta. C'era un rumore così assordante che per comunicare bisognava urlare nell'orecchio del vicino. Inoltre, benchè dal portellone di lancio sulla sinistra entrasse l'aria fresca, nella fusoliera del velivolo ristagnava un fastidioso odore di carburante e olio lubrificante. Tutto andò per il meglio fino all'atterraggio del primo aereo, quello pilotato dal capitano Gerosa.Poi il disastro. L'apparecchio del sergente maggiore Pinter si trovò improvvisamente in virata sopra quello del sergente maggiore Palmisano, urtandone pesantemente prima la cabina di pilotaggio col ruotino di coda, poi l'elica.
Il velivolo di Pinter si schiantò al suolo, avvolto in un rogo impressionante che rese irriconoscibili i corpi dei passeggeri. Morirono così,oltre al pilota, sergente maggiore Pinter, il motorista primo aviere Baldasare Sea, l'istruttore paracadutista sottotenente Tudisco, gli allievi Paracadutisti, tenente Ghetti, tenente Pirozzi, tenente Depetroni, tenente Favaro, tenente Ferrini, sottotenente Sanchini, sottotenente De Iorgi.
L'aereo del sergente maggiore Palmisano, in seguito al blocco dei comandi degli impennaggi, assunse un assetto di accentuata picchiata, finendo a terra in una serie di balzi, fino a cappottare e a incendiarsi. In seguito all'urto il pilota ed il suo aiutofurono sbalzati fuori dalla cabina dei comandi.
Entrambi vennero ricoverati all'Ospedale civile di Tarquinia assieme agli allievi Paracadutsiti capitano Vigneri, tenente Fusaro, tenente Parodi, tenente Bestini,tenente De Lorenzis.Tra questi, i tenenti Parodi, Bestini e De Lorenzis morirono di lìa poco in seguito alle gravi ferite e ustioni riportate.
Il sergente maggiore Palmisano e l'aviere scelto Mariani furono dimessi, ma il prinìmo morì in un incidente di volo a Lucca il 13 aprile 1943, mentre il secondo venne fucilato in un lager tedesco. Per il capitano Vigneri ed il tenente Fusaro invece, l'incidente fu cosè traumatico da innescare un calvario durato tutta la vita, finchè i due ufficiali vennero considerati grandi invalidi di guerra. Le vittime della tragedia, salutate per l'ultima volta nel corso dei funerali del 18 marzo, stesso anno, presso il cimitero di Tarqquinia, furonno complessivamente diciannove.
A parte i tenenti Palombo e De Lorenzis, che anora oggi riposano nel Sacrario dedicato ai caduti della Regia Scuola di Paracadutismo, tutte le altre vittime vennero traslate nelle località di origine, il successivo mese di aprile.
Il Colonnello pilota Baudoin, comandante della Scuola, non fece sospendere l'attività dopo il disastro; ripresero gli allenamenti per gli allievi Paracadutisti e gli aerei decollarono non appena ristabilita la pista.
Dulce et decorum est pro patria morì
Arrigo Curiel
Re: mi accadde a Tarquinialil 16 marzo 1942
CON IL RAGGRUPPAMENTO " CAMOSSO 2 A DEIR ALINDA
Il raggruppamento " Camosso " ( ten.con Luigi Camosso comandante del 187° Reggimento, dim cui faceva parte anche il III Gruppo ( maggiore Ferdinando Macchiato ) del 185° Reggimento Artiglieria, aveva presidiato le posizioni di prima linea di Forte Menthon,effettuarono una maqrcia senza automezzi, sotto il tiro delle artiglierie nemiche, portanto a spalla viveri, munizioni e armi, trainando i cannoncini anticarro 47/32 sulla sabbia e occuparono le posizioni di Deir Alinda - quota 101.
Uno spostamento di circa quindici chilometri. Pochi giorni dopo quella sera del 31 afosto 1942, nella notte tra il 3 e 4 settembre la 5^ Brigata Neozelandese, la 132^ Brigata Britannica, reparti del 44° e 50° Royal Tanks, iniziarono un violento combattimento.
Il maggiore Aurelio Rossi, comandante del IX Battaglione diede l'ordine ai suoi reoarti di lasciare infiltrare il nemico e iniziare, allora, il fuoco con tutte le armi.
Un nostro proiettile centrò un autocarro che trasportava munizioni, una decina di metri davanti le nostre linee.Ne seguì una terribile esplosione con fiamme alte e fumogeni che diradarono la foschia. Facili divennero i bersagli delle forze attaccanti, che subirono perdite consistenti in uomini e mezzi.
Molti aqnche i prigionieri, compre so il generale Alan Clifton, comandante della Brigata Neozelandese. Jeeps, Bren Carrier, ma soprattutto camion Dodge carichi di viveri, vettovagliamento, munizioni, resero anche molto contenti i Paracadutisti. Scatoloni di cartone con scatolette di latta, le quali contenevano alimnenti più svariati; miele, marmellate, fagioli, latte ( anche in polvere ), carne, pane biscottato, bottiglie di wisky. ecc.ecc.
Ma, tutto sommato fu la scoperta di una specie di impermeabile di tela cerata mimetizzato, molto utile per ripararsi dal freddo umido della notte, e non solo, perchè mangiare in genere, raqppresentava sempre quasi unj problema a causa delle terribile mosche africane che camminavano imperterrite sul nostro corpo, appiccicate ai vestiti e andavano entro le narici, anche nelle orecchie e nella bocca.Strano perchè nessuno ha mai scritto di questi insetti che rendono difficile mangiare senza prima scacciarli.
Allora qualcuno cominciò tagliare dei pezzi di tela cerata dagli impermeabili, riducendoli a lunghe striscioline, terminando con un manico dello stesso materiale. Così fu creato uno " scacciamosche che a turno uno di noi usava per poter mangiare in pace !
Arrigo Curiel
Re: mi accadde a Tarquinialil 16 marzo 1942
IL CAPITANO PESCUMA: UN DESTINO CRUDELE
Al fine di eliminare degli accessi al Canale di Corinto, di eccezionale interesse strategico, lo Stato Maggiore dell'Esercito, nella primavera del 1941, decise di occupare le isole Jonie di Cefalonia, Zante e Itaca, con l'impiego di Paracadutisti avio-lanciati.
Venne comunicato l'ordine di partenza al maggiore Mario Zanninovich, che comandava il II Battaglione del 1° Reggimento Paracadutisti, accasermato a Civitavecchia. L'ordine prevedeva l'invio di due compagnie in completo equipaggiamento lancistico, aereorifornitori normali, partenza in treno alle 22,30 fino a Lecce, dove la 4^ Squadra aerea aveva reperito degli SM 82 da trasporto.
Così da Civitavecchia partirono la 5^ e 6^ Compagnia, dei capitani Avogadro e Macchiato, e la 4^ del capitano Pescuma.
" Non è necessario mobilitare la tua Compagnia, dovrai per il momento rimanere in sede " disse il maggiore Zanninovich rivolgendosi al comandante della 4^ Compagnia. Comunicazione dolorosa, poichè nessuno desiderava rimanere escluso, per nessun motivo. Ma gli ordini sono ordine...
Il capitano Pescuma fu duramente colpito da quella esclusione e provò un grande dolore quella sera di aprile, più grande di quello dell'anno successivo quando, colpito a morte a Deir Alinda, offrì senza recriminazioni, nè rimpianti, la sua giovane vita alla Patria.
Alle 14,30 del 30 aprile 1941, iniziò il lancio dai tre SM 82, in località Krancia a sud-est di Argostoli. La zona di atterraggio era brulla e sassosa ed una decina di Paracadutisti rimasero feriti. Nessuna reazione da parte dei Greci. Immediatamente occupati i posti più importanti, compresa Zante. Due SM 82 scaricarono venti quintali di farina su Cefalonia su richiesta del maggiore Zanninovich.
La popolazione greca di Zante non avrebbe dimenticato facilmente i Paracadutisti che avevano diviso alimenti e speranze in quei giorni di maggio.
Il 187° Reggimento ( ex 3° ), giunto in A.S. nel luglio 1942, presidiò le posizioni di prima linea di El Taga ( II Battaglione mAggiore Mario Zanninovich ), depression di El Qattara ( IV Battaglione - maggiore Vincenzo Patella ),Forte Meanthon ( IX e X Battaglione - maggiore Aurelio Rossi- capitano Amleto Carugno ).
La sera del 31 agosto i reparti occupavano le posizioni di Deir Alinda - q. 101 ( Battaglioni IX e X e il III Gruppo del 185°Reggimento Artiglieria Paracadutisti - maggiore Ferdinando Macchiato ), il II Battaglione del Raggruppamento Bechi raggiungeva Naqb Rala -Qaret el Himeimat.
Alle 4,30 del 4 settembre la 6^ Brigata Neozelandese, la 132^ Brigata Britannica, sostenute dal 46° e 50° Royal Tanks attaccava le posizioni di Deir Alinda. Un violento combattimento,conclusosi con il successo dei Paracadutisti. Ingenti le perdite degli attaccanti, inferiori quelle dei difensori.
Il generale Alan Clifton, comandante della Brigata Neozelandese venne fatto prigioniero con l'intero suo Stato Maggiore, circa 200 morti, 300 prigionieri, catturati 18 cannoni anticarro, 4 jeeps, 8 autocarri, 4 Brien Carriers, Tra i Paracadutisti circa 230 uomini tra morti e feriti.
I comandanti del IX e X Battaglione cadevano in combattimento e il colonnello Camosso comandante del Raggruppamento omonimo, rimaneva ferito.
A seguito delle forti perdite subite, anche a causa delle malattie intestinali,i due Battaglioni vennero riorganizzati in un unico Battaglione che assunse la denominazione di " IX ", posto al comando del capitano Salvatore Chieppa.
Il 14 settembre mi fece chiamare il tenente Baldassare Giubilaro, comandante della Compagnia Comando,alla quale appartenevo,presentandomi al nuovo comandante del IX Battaglione.
" Signor capitano, ho scelto il sergente Curiel per accompagnarlo ad ispezionare i reparti. Proviene dagli Alpini, con i quali nha combattuto sul Fronte Occidentale e sul fronte Greco- Albanese, dove è stato ferito. un reduce di guerra nonostante la sua giovane età e decorato al valor militare sul campo. Lo ritengo una guida preziosa; conosce anche bene le postazioni dei reparti.
Mi battè una mano sulla spalla, dicendomi " Molto bene, andiamo ". Visitammo tutte le postazioni presidiate : la 25^ del tenente Marcello Berloffa, la 26^ del tenente Franco Marini Certina,la 27^ del tenente Silvano Rovis ( i precedenti comandanti erano caduti in combattimento: capitano Fabio Rugiadi, tenente Ludovico Artusi)e la 6^ Batteria del tenente Stefano Dezza. Mentre stavamo per rientrare dal giro d'ispezione, partì una salva degli " 88 " inglesi, accompagnata da sibili stridenti. Ci buttammo distesi sulla sabbia,coperti da fumo denso e polverone. Mi alzai e vidi che il capitano Pescuma era riverso a terra insanguinato. Una scheggia gli aveva squarciato il fianco.Mi misi a urlare per chiamare i portaferiti, c he arrivarono assai presto. Lo miseroi su una barella, ma ormai era moribondo. Una innarestabile, forte emoraggia. Lo salutai sull'attenti e mi morsi le labbra, ingoiando lacrime di rabbia e disperazione.
Capitano Salvatore Pescuma, un crudele destino...
Arrigo Curiel
Re: mi accadde a Tarquinialil 16 marzo 1942
EL ALAMEIN.IL MIO 23 OTTOBRE 1942
Il 23 ottobre alla sera l'aria era calda a Deir el Munassib. La notte trasparente per la luce della luna, il silenzio accarezzava la sabbia chiara ed i bassi oscuri costoncini, Quà e là un parlottare sommesso nelle postazioni, un colpo di tosse trattenuta, una piccola risata. L'umidità già impregnava i sacchetti del parapetto delle postazioni.Di sorpresa, un silenzio, una larga fascia su tutto l'orizzonte si è colorata di arancione intenso...Nei successivi istanti, sempre silenziosi, le sfumature e i toni dei colori e lo spettacolo immenso mi hanno suggerito un assurso tramontare di mille solio un'improbabile aurora boreale nel deserto finchè un enorme tuono mi ha annunciato che erano le vampe riunite di mille cannoni.Mi sono gettato pancia a terra, le traiettorie sono passate alte sopra di noi. Una breve attesa, ed è arrivato, da quattro o cinque chilometri alle nostre spalle, il boato della simultamnea esplosione di mille granate.
Come applaqudire alla prima salva delle ariglierie, migliaia di motori si sono accesi e si sono messi in moto alm nostro fianco ed oltre. La nostra Divisione Paracadutisti Folgore è schierata, come su di un palcoscenico , per dodici chilometri , da nord a sud, fino a Naqb Rala. Nella parte più settentrionale il nostro reparto che occupa un salientedi forma triangolare, con al vertice la nostra Compagnia, protesa fuori dalle linee per quattromila metri, sta come nein palchi della parte sinistra che bperò, essendo collocato a una quota più bassa, di quella del proscenio, non consentono alcuna visuale. A giudicare dai rumori, la grande platea brulicava di mezzi corazzati, di cingolati di camionette.Sconcertato pensavo alla frase : " Nessuna traccia di forze avversarie " con ncui avevo chiuso il rapporto sulla pattuglia di ricognizione da me condotta, due giorni prima, a perlustrare in lungo e largo quella zona di deserto senza trovare altro che il relitto del piccolo Bren Carrier.
Anche se inverosimile era pur vero che undici Paracadutisti con me, per il vento di sabbia e grazie al caso avevano , per undici ore, potuto passeggiare in mezzo a due o tre Divisioni inglesi schierate per la battaglia enza essere visti o senza vedere alcuno. Con la fantasia già mi trovavo davanti alla Corte marziale, mentre chiamavo gli uomini a testimoniare a mia discolpa, mentre osservavo al di là del declivio che ci impediva la vista della grande piana.
Discendevano sul campo di battaglia le luci bianche dei bengala appesia piccole calotte,l'alzarsi verde e rosso dedi razzi di segnalazione tra il punteggiare, colorato, in traiettoria dei proiettili traccianti.Siamo stati inquadrati durante la giornata successiva, da linee precise di granate che, a centinaia miste a fumogeni, si avventaqvano ad esplodere alle spalle della nostra Compagnia. Le artiglierie, rallentando il tiro, poi diradandolo in nsalve separate di batteria, copme tuoni al finire di un grande temporale, e infine cessandolo del tutto, hanno dato l'impressione che gli avversari, da veri inglesi, volessero rispettare la festa. Poco primaq delle 16, una vedetta si mette a gridare : " All'armi, carri in vista sulla destra ". Nette si alzano nel cielo limpido e celeste le lunghe antenne, variopinte dai segnali, di novanta carri nascosti tra le alture verso sud e le piccole figure con elmetto piatto che strisciano per aprire varchi tra le mine. Rauca, nel silenzio un voce : " Squadra mitraglieri pronta ! Alzo massimo, fuoco ! ". La mitragliatrice sgretola la sabbia dura, sollevandola in segmenti polverosi. I più si ritirano correndo, alcuni, immobili, rimangono. Alcuni carri usciti dal rilievo prendono posizione frontale a noi, discendendo a motore pieno sulla sabbia compatta del pendio. Allo spegnersi del rimbombo delle mimne esplose,una pausa di silenzio, Attraverso il pulviscolo giallastro, il primo carro sbandato di traverso, mostra sul fianco, avvolta dalle fiamme, l,'insegna scarlatta: un cavallino rampante. E un IV Cavalleria. Ancora delle parole gridate : " Tutte le armi, fuoco a volontà. Tenere alla mano le bottiglie incendiarie ". Poi tutto si confonde in nero e rosso. Vampate si alzano dovunque, il suolo si apre sussultando, si solleva i scure ondate che ricadono ricurve, morbide, pesanti
( continua )
Arrigo Curiel
Re: mi accadde a Tarquinialil 16 marzo 1942
la continuazione di El Alamein 23 ottobre 1942
Tutto è fumo, acre e penetrante, gli occhi bruciano, la tosse serpeggia nelle postazioni. Anche gridando non ci si intende a un metro di distanza. Nelle orecchie è tutto un frantumarsi di campane. Placata la bufera, una leggera brezza aveva spazzato viua polvere e fumo. Solo rosso dietro di noi inclinava giù all'orizzonte. Monumewnti immobili, spigolosi in linee rette, dodici carri fuori assetto, sbandati sulla sabbia, profondamente marcata a pettine, dietro di loro, dai cingoli nell'ultima virata. Sulle lamiere frontali del quarto a partire dalla sinistra, colava sangue scuro dalla torretta del cannone contorto, piegato verso il basso.Il carro portatore dello stendardo scarlatto, bruciava ancora e con lui altri tre. Sottili spirali di fumo nero si alzavano nel cielo, in alto si allargavano disperdendosi nel vento. Dei rimanenti carri, erano ventidue, parte arrancava, ritirandosi in salita.Parte tentava di avvicinarsi ai colpiti per salvare gli equipaggi. Non più falò solo bracieri incandescenti erano i carri che finivano di bruciare: roghi oscuri di guerrieri sconosciuti, innalzati nella distesa sbiancata dalla luna.Ora un'angoscia pesante nel ricordo del filo di fumo che saliva dalla postazione della prima squadra fucilieri. Lo scavo appariva silenzioso e vuoto.Al suo ingresso era caduta una bomba di mortaio, nell'interno tutto era a soqquadro, visi neri per lo scoppio, inebetiti, tanti morti e feriti gravi. Ricordo di colori dopo la violenza.
Arrigo Curiel
Re: mi accadde a Tarquinialil 16 marzo 1942
HO CONOSCIUTO TRE COMANDANTI DELLA BRIGATA FOLGORE: BRANDI, GAMBAROTTA e SALMI
Ferruccio Brandi è nato a Trieste nel 1920, ma non si è mai iscritto alla Sezione A.N.P.I. di Trieste e nemmeno Franco Slataper ( Alpino che è stato in Grecia con me )figlio della M.O.V.M. Guido,M.A.V.M.comandante di un plotone mortai a El Alamein
Ho parlato con il maggiore in spe Brandi ( per meriti di guerra ) alla prima adunata nazionale dell'A.N.P.d'I. deel 1952 a Roma.
Infine alla celebrazione del 40° anniversario della battaglia ad El Alamein, dove non ha permesso ai reduci presenti di poter tenere un discorso.
Il capitano Vitaliano Gambarotta è stato inviato a Trieste, in qualità di direttore di lanci
a terra, durante la manifestazione tenutasi a Trieste il 9 ottobre 1955.Venne processato unitamente a me, quale presidente dell'A.N.P.d.I. - Sezione di Trieste, l'aiutante di battaglia Jubini direttore di lancio sull'aereo, il capitano Speranza comandante dell'SM 82, vennero imputati per omicidio colposo plurimo. Nel 1959 vennero tutti assolti.
Il sottotenente Tito Salmi era nella mia stessa compagnia ( la 33^ dell'XI Battaglione - 185° Reggimento Divisione Nembo.Ricoderò di lui questo episodio, riportato anche in un libro "...mentre si compievano queste operazioni , la 33^ compagnia si portò saldamente nella insellatura a sud di quota 1214 del Castelnuovo e spinse un suo plotone fucilieri al comando del sottotenente Tito Salmi , fino all'osservatorio numero due dello stasso Castelnuovo, onde assicurarne il funzionamento e la difesa "
Arrigo Curiel
Re: mi accadde a Tarquinialil 16 marzo 1942
Hermann ha scritto:
Scusa, ma io so che il Sig.arrigo.curiel è molto anziano e non ha molta dimestichezza con il web....
Ciao Hermann, è ovvio che c'è chi per lui che mette gli articoli sul forum... gli ultimi articoli li ho invece ricevuti io per posta elettronica, li pubblicherò a giorni in una sezione dedicata ai reduci.
Saluti e FOLGORE!!!
AVANTI FOLGORE, VIVA L'ITALIA!
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Re: mi accadde a Tarquinialil 16 marzo 1942
condoralex ha scritto:
Hermann ha scritto:
Scusa, ma io so che il Sig.arrigo.curiel è molto anziano e non ha molta dimestichezza con il web....Ciao Hermann, è ovvio che c'è chi per lui che mette gli articoli sul forum... gli ultimi articoli li ho invece ricevuti io per posta elettronica, li pubblicherò a giorni in una sezione dedicata ai reduci.
Saluti e FOLGORE!!!
Anch'io so che il sig. arrigo.curiel di Trieste, oltre a deambulare solo con l'ausilio di una sedia a rotelle, non ha molta dimistichezza con l'informatica, lo dico con connizione di causa poichè ho diversi conoscenti a Trieste.
Avanzo qualche perplessità quindi, sul fatto che l'utente arrigo.curiel sia effettivamente il sig. Curiel di cui sopra
Re: mi accadde a Tarquinialil 16 marzo 1942
Ma cosa vuoi che ti dica... su questo Forum ognuno è libero di scrivere, si da voce a tutti, a tutte le età, e ahimè, a tutti i colori, politici e non.
Dalle altre parti non mi interessa cosa succede... ognuno è libero di fare quello che vuole nella propria casa.
Io sono il responsabile in toto, civilmente e ahimè penalmente (sì hai capito bene!) di questo sito e di questo Forum e per quanto mi riguarda, come detto, si da voce a tutti.
Un caro saluto, FOLGORE!
AVANTI FOLGORE, VIVA L'ITALIA!
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Re: mi accadde a Tarquinialil 16 marzo 1942
Arrigo è uscito dall'ospedale di Cattinara (TS) qualche giorno fa. Sono personalmente in contatto con lui.
Le pubblicazioni sul forum sono la sua espressa volontà.
I problemi avuti su "altri" forum sono per nature ben diverse dalla sua età.
Questo è quanto.
AVANTI FOLGORE, VIVA L'ITALIA!
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Re: mi accadde a Tarquinialil 16 marzo 1942
caro Helmut Monterosa, Arrigo Curiel è Arrigo Curiel. I miei racconti sono contenuti nei libri : " Alpini raccontano ", " Affiorano ricordi ", " Come Folgore dal cielo, come Nembo di tempesta ", quasi tutti in veste di protagonista ( con ampie testimonianze e documentazioni ).
Non sono un parolaio, nè un venditore di fumo.
Cordialmente
Arrigo Curiel
Re: mi accadde a Tarquinialil 16 marzo 1942
Non mi sembra di avere molte difficoltà con il web. Mia figlia Patrizia docente di matematica e fisica insegnava a Milano 30 anni or sono l'informatica. Mio figlio e tre nipoti son molto esperti di P.C. Scrivo per anatrieste.it vari articoli, e il direttore dott. Dario Burresi mi conosce molto bene e ritengo non abbia alcun dubbio sull'autenticità dei miei scritti.
cordialmente
Arrigo Curiel
Re: mi accadde a Tarquinialil 16 marzo 1942
Ciao Arrigo, credimi, è già tutto chiarito, Ti chiederei gentilmente di rientrare nei ranghi.
Dai, non alimentiamo inutile polemiche, fammi questa cortesia!
Un caro saluto, FOLGORE!!!!
AVANTI FOLGORE, VIVA L'ITALIA!
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Re: mi accadde a Tarquinialil 16 marzo 1942
Nel ripiegamento del 2 novenbre 1942
Il caporale paracaduista Angelo Fumagalli da Abbiategrasso ( MI ) nato nel 1919, della 10^ compagnia IV Battaglione Divisione " Folgore " mi ha raccontato gli ultimi giorni del ripiegamento:
" Il 6 novembre, mi trovavo con il gruppo dei superstiti del IV Battaglione, che con altri reparti della " Folgore ", stavano ripiegando da quattro giorni nel deserto. Eravamo 35-40 in tutto, compresi alcuni non paracadutisti ed un soldato tedesco che si erano aggregati a noi strada facendo. Rimasti isolati dal resto della divisione fummo raggiunti ed accerchiati da una formazione di carri armati preceduti da autoblindo. Una si avvicinò, gliuomini dell'equipaggio scesero a terra e ci intimarono la resa.
Molti di noi erano armati solo di pistole, ma avevano ancora un fucilone anticarro, manovrato dal caporale Schiavo Florindo. " Spara !" ordinò il capitano Cristofori, nuovo comandante di battaglione ( il maggiore Vincenzo Patella, caduto; il capitano Felice Valletti Borgnini, ferito; il tenente Antonio Gallo, ferito; il maggiore Francesco Vagliasindi, caduto ). Schiavo sparò, colpendo l'autoblindo ad una ruota. Gli uomini dell'equipaggio risalirono in fretta e il mezzo ripartì riuscendo però a fare soltanto un mezzo giro su sè stesso. Allora le altre blinde aprirono il fuoco con le mitragliatrici, uccidendo e ferendo diversi uomini. Io ero disteso a terra, con Pignatelli a sinistra e il tenente Lenci a destra, un pò più avanti.: fummo subito inquadrati da una raffica sparata nella nostra direzione. Non so come , i proiettili mi sfioravano da tutte le parti coprendomi di terra ma senza colpirmi. Colpirono però Pignatelli che morì( aveva una gamba spappolata ) e uccisero il tenente Lenci ( M.A.V.M. ). Il soldato tedesco ebbe il buon senso di alzare le mani, imitato anche da altri, e le inutili perdite cessarono.
Arrigo Curiel
Re: mi accadde a Tarquinialil 16 marzo 1942
IL MAGGIORE AURELIO ROSSI COMANDANTE DEL IX BATTAGLIONE - 187° REGGIMENTO DIV. " FOLGORE "
Era il mio comandante di battaglione.Appena giunti via aerea a Tobruk empi di disappunto di essere impiegati come fanteria comune, lasciando i paracadute chiusi in lontani magazzini, a Derna, che dista 800 chilometri dalla linea, il maqgiore Rossi, schierò tutto il battaglione e pronunciò, con repressa rabbia queste parole : " CI HANNO TOLTO LE ALI, MA CI RIMANGONO I PUNGIGLIONI AVVELENATI DEI NOSTRI PUGNALI " Non mancava mai di portare il monocolo.Preso posizione a Deir Alinda, il 3-4 settembre 1942 venimmo attaccati da una Brigata Neozelandese, appoggiata da carri ed autoblindo. Tutti venimmo a conoscenza che il maggiore Rossi ordinò al suo trombettiere - Scotti di Monza - di suonare la carica.Rossi veva 44 anni. A 20 da giovane ufficiale degli Arditi, sul Piave fu tre volte ferito e tre volte decorato al valor militare. Volontario in Abissinia aveva guadagnato altre due medaglie al valor militare. Il generale Frattini ( comandante della " Folgore " )disse al colonnello Camosso da cui dipendeva il battaglione di Rossi di frenare l'impeto.Il maggiore Rossi caddeda eroe, meritandosi la M.O.V.M.. Questa la motivazione :
" Ufficiale di complemento, più volte ferito,mutilato di guerra, già cinque volte decorato al valor militare, accorreva volontario fra i paracadutisti, affascinato dal miraggio di poter meglio offrire all'audacia e al rischio, distintosi in numerosi combattimenti per coraggio e sprezzo del pericolo, sosteneva in critica situazione un violento attacco di reparti corazzati, stroncandolo ed infliggendo all'avversario gravi perdite di uomini e mezzi.Posto quindi a presidio di una postazione divenuta l'obiettivo centrale dell'offensiva avversaria, resisteva con tenace fermezza,sempre presente fra i suoi uomini nei punti più eposti e violentissimi.Reiterati attacchi che rintuzzava con audaci contrattacchi. Ferito gravemente rifiutava di lasciare il comando del battaglione e indomito persisteva nella cruenta impari lotta. Colpito mortalmente pronunciava fiere parole animatrici per i suoi soldati ed immolava consublime eroismo la sua vita educata al più puro amor di Patria e alla sacra reilgione del dovere.
Africa Settentrionale 20/8-3/9/1942 "
Re: mi accadde a Tarquinialil 16 marzo 1942
DURI COLPI PER LA COMPATEZZA DEL III BATTAGLIONE DEL CAPITANO EDOARDO SALA NEL RIPIEGAMENTO CON IL BATTAGLIONE PANZER DEL MAGGIORE ZIEGLER.
Partito il 10 settembre 1943, al seguito dei Tedeschi, e superata Cosenza, continuando il ripiegamento, gli animi non erano più sereni. Giungevano notizie dei gravi fatti avvenuti dai Tedeschi contro i soldati e civili italiani. Il capitano Francesco Gay, comandante della 9^ compagnia , dopo un consulto con i suoi uomini, si sganciò dalla colonna tedesca. Anche il capitano Gay lasciò un biglietto per il suo comandante.
Si aggregò inizialmente adn reparto canadese dell'VIII Armata Britannica, poi divenne reparto automo chiamato dagli Alleati " F. Recce Squadron ".
Continuarono i duri colpi per la compatezza del III Battaglione. Al distacco della 9^ compagnia, seguì tutto il Comando di Battaglione ed il Gruppo di paracadutisti della compagnia del capitano Giustino Romanato.Poco più di cento paracadutisti dei quattrocento che avevano ripiegato da Soveria Mannelli. Poi la fricostituzione a Spoleto.
arrigo curiel
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