"Il nostro mestiere non prevede situazioni tranquille. Per quelle ci sono altre organizzazioni"

Sergente Maggiore Paracadutista Giampiero Monti 183° RGT Paracaradutsti "NEMBO"

Ferito in combattimento il 2 luglio 1993 e medaglia d'argento al valor militare.
 
Introduzione del Webmaster 
 Mappa della Somlia con la Via Imperiale in rosso
Ricostruire i fasti del 2 luglio 1993 non è stato facile. Per niente facile.
Penso di aver raggiunto, dopo oltre 10 anni di ricerche e con la collaborazione (ovviamente) di chi ha vissuto quella battaglia, una versione molto vicina alla realtà.
Durante le mie ricerche ho scoperto che molte cose e molte versioni pubblicate a destra e a manca, erano ben lontane dalla realtà.
C'è  una versione pubblicata a suo tempo su un noto mensile di orientamento militare (che quindi dovrebbe essere la più autorevole) e diffusa anche sul web che ha addirittura sbagliato i tempi invertendo la cronologia dei primi due caduti.
E poi: nessuno ha mai detto che il Sottotenente Gianfranco Paglia è stato evacuato dalla zona dei combattimenti dal Capitano Ratti che lo ha trovato semicosciente adagiato nel VCC pochi minuti dopo essere stato colpito.
 
Me lo ha confermato personalmente lo stesso Ratti, oggi Colonnello.
 
Ovvio che molte cose mancano nella ricostruzione, ci mancherebbe. Ma prima di scrivere particolari importanti mi sono assicurato che questi fossero realmene accaduti.
 
Molte cose quel giorno non hanno funzionato a dovere.
 
Occorrre però ricordare che eravamo a "digiuno" da cinquant'anni, mi sembra quindi fisiologico... l'ultimo scontro di queste proporzioni infatti i militari taliani lo avevano avuto alla fine della seconda guerra mondiale.
 
Nonostante tutto, anche quel giorno, i Paracadutisti d'Italia e i militari con loro coinvolti, hanno tenuto alto l'Onore Militare Italiano dimostrando che potevano piegarsi sì, ma spezzarsi mai.
 
Ma cosa è successo realmente il due 2 luglio 1993?
 
Vediamolo da vicino.

Sono le 5 del mattino di un caldo venerdì d'estate. E’ il 2 luglio 1993. 

Siamo a Mogadiscio, Somalia, missione IBIS e i raggruppameni Alfa e Bravo sono pronti ad effettuare l’ennessimo rastrellamento.
 
Fino al mese di giugno del 1993 il contingente Italiano aveva rastrellato a tappeto tutta la zona di sua competenza, mancava però la grossa zona di Aliwa, quartiere attraverso il quale gli Italiani passavano in continuazione avendo la sede principale a Mogadiscio, ma il campo più grande a Balad.

Mogadiscio e Balad sono collegate dalla via imperiale, un'arteria che parte dal mare ed arriva fino ad Addis Abeba, in Etiopia.
 
Costruita dagli Italiani negli anni '30, la via imperiale è la più importante strada di comunicazione della Somalia e lungo il suo percorso  sono disseminati numerosi check-point presidiati dalle truppe Italiane: banca, obelisco, nazionale, demonio, ferro, pasta.

Il check point pasta situato all'incrocio tra la via imperiale e la via 21 ottobre prende il nome da un vecchio pastificio abbandonato che sovrasta il vasto quartiere di Aliwa , nel cuore del territorio di Mohamed Farah Aidid.

Ho cominciato a documentarmi della Battaglia nel 1998 quando ne venni a conoscenza da un amico Maresciallo dall'11° Reggimento Trasmissioni Leonessa presente quel giorno nella capitale somala.
 
Cominciai a raccogliere più informazioni possibili, sia cartacee sui libri  (in verità pochi all'epoca, e pochi anche ora) che elettroniche con l'ausilio di internet.
Successivamente arruolandomi nella Brigata Paracadutisti Folgore fui lusingato nel venir a contatto con chi quella Battaglia l'aveva combattuta veramente.
 
A Mogadiscio si combatterono in quell'epoca due furiose battaglie: quella del 3 ottobre 1993 (da cui è tratto il film Black Hawn Down) che vise schierati i soldati americani del 75° Rangers e della Delta Force, e appunto quella del 2 luglio 1993.
Negli ultimi anni sono venute fuori informazioni che vanno a completare quasi completamente il puzzle del 2 luglio. Ma l'informazione più importante rimane tutt'ora un mistero: non si sa ancora ufficialmente, e probabilmente non lo sapremo mai, il perchè i Somali reagirono così, in quel modo.
 
Sembra che una squadra di Intelligence italiana lo avesse localizzato, ma non era intenzione degli Italiani catturarlo.

Non sicuramente dai Paracadutisti schierati dal Generale Loi.

Il loro compito era "solo" di rastrellare la zona del pastificio, portare a termine l'operazione "Canguro 11".

I Paracadutisti avevano sequestrato un grosso quantitativo di armi e munizioni, era quello il Loro compito quel giorno.

Canguro 11, in un certo senso, aveva compiuto la sua missione.

Quello che successe dopo non era previsto nell'operazione.
 
L'inferno però, in questi casi, è sempre dietro l'angolo.

Ma come sempre, ferita nell'animo, la FOLGORE non la si vinse neanche quel giorno.

 

Ferita, offesa, ma non vinta.